Rassegna storica del Risorgimento

BLAKISTON NOEL
anno <1985>   pagina <237>
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Libri e periodici
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l'equilibrato giudizio di una situazione vasta e composita, qual'era e quale rimane quella meridionale. L'esame dettagliato dei singoli mutui, poi, al di là delle indicazioni globali, già rilevanti, sull'operato del Banco, reca dati davvero non trascurabili sulla consistenza e sulle tensioni economiche delle diverse arce geografiche considerate.
VINCENZO G. PACIFICI
UGO SPADONI, I lavoratori e il socialismo. Contributo allo studio del movimento operaio in Toscana (1870-1922) (Ricerche, 20): Pisa. ETS. 1984. in 8, pp. 145. L. 7.500.
Una breve indagine, compiuta sulla bibliografia relativa al filone operaio e socialista apparsa negli ultimi dieci anni, porta a segnalare un insieme di opere e di saggi quanto mai fitto e composito. Non c'è quasi più angolo d'Italia a non avere avuto manifestazioni, sintomi e fenomeni legati al movimento di classe.
Si passa tanto per citare degli esempi dagli studi di carattere generale sull'organizzazione operaia nella fase di avvio dello sviluppo industriale ai volumi o agli articoli di carattere regionale sulla Sardegna D e sulla Sicilia,2) o di ambito più locale o municipale addirittura. Orinai sappiamo tutto della nascita, delle difficoltà e dei successi avuto dai gruppi sociali emergenti a Gallarate, a Forlì, a Forlimpopoli, a Tivoli, a Caltanissetta. a Mercato S. Severino, a Rovigno, a Milano, a Terni, a Reggio Calabria, a Lecco, a Napoli, a Palermo, a Catania, nel Canton Ticino, in Piemonte e nella Terra di Lavoro.
In molti casi, però, tutti questi studi hanno confermato i limiti, individuati da Alberto Caracciolo e Pasquale Villani, in una propensione esageratamente cronachistica e prolissamente documentaria e discorsiva e in una accentuata insistenza sul momento politico, anzi politico-partitico, rispetto a ogni altro.3)
Neanche la Toscana è rimasta assente con i lavori della Capitini Maccabruni. di Ballini, di Gestri, di Marianelli e di Spadoni. Proprio Spadoni, al quale è dovuto il ponderoso volume Capitalismo industriale e movimento operaio a Livorno e all'isola d'Elba (1880-1913) (Firenze, 1979), raccoglie ora alcuni saggi, già proposti in altre sedi, unendoli con un filo logico non fragile. Le singole indagini, pur circoscritte territorialmente, riguar­dano centri e zone (Livorno, Piombino. Rio Marina e Pontedera), interessati ad una metamorfosi economica e ad una trasformazione strutturale di rilevante portata e ad una conseguente viva presenza dell'organizzazione operaia. L'autore, del resto, riconosce il differente peso avuto nella storia dell'industria dalla regione rispetto ad altra (Lombardia, Liguria, Piemonte), ma nota a ragione che il posto della Toscana non è comunque marginale.
Una volta definiti limiti ed intenzioni del lavoro, il giudizio va espresso in termini positivi, tanto più che è stato avvertito nella premessa e tenuto presente fi pericolo storiografico, denunziato da Diaz, che anche la messa a fuoco di quelle strutture e di quelle permanenze, che sono oggetto di certi utilissimi spaccati orizzontali, possa venire distorta in senso schematico e talora arbitrariamente unificante, ove si prescinda dalle caratteristiche specifiche che ad essa derivano dalle concrete realtà politiche in cui erano iscritte e dai loro particolari svolgimenti.4*
VINCENZO G. PACIFICI
1) G. SOTGIU, Le origini del movimento operaio in Sardegna (1850-1870), in Studi urbinati, XLVI (1972), n. 2, pp. 534-578.
2) G.C. MARINO, Movimento contadino e blocco agrario nella Sicilia gìolittiana,
Palermo. 1979.
3) A. CARACCIOLO, P. VILLANI. Stigli studi di storia contemporanea. Proposte per un riesame critico, in Quaderni storici, VII (1972), p. 20 e p. 7.
*) F. DIAZ, Storia particolare e storia generale nella esperienza storiografica italiana, m Bollettino storico pisano, L (1981). p. xxxrn.