Rassegna storica del Risorgimento

BLAKISTON NOEL
anno <1985>   pagina <238>
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Libri e periodici
GIANFRANCO LIBERATI, La formazione del diritto tributario nell'Ottocento, te tasse sugli affari (Pubblicazioni della Facoltà Giuridica dell'Università di Bari, 67); Napoli. Jovene, 1983, in 8, pp. XIN371. L. 23.000.
Un breve e tardo, ma doveroso cenno di segnalazione per un'opera poderosa della quale lo studioso di storia lout court non può fare a meno, a parte le svariate specializ­zazioni giuridiche che l'opera medesima abbraccia nel suo molteplice ventaglio tematico, anche se il Parlamento è correttamente al centro dell'intera elaborazione, prima e dopo Punita.
Non a caso il lavoro si conclude sostanzialmente con Pesame della riforma elettorale del 1882 sotto l'originale angolo visuale (che implica complessi risvolti politici e sociali) del ruolo privilegiato riservato in essa ai mezzadri dal punto di vista della valutazione del censo, che, com'è noto, si coniugava all'istruzione come uno dei capisaldi della riforma medesima, al pari del resto della filosofìa del paternalismo mezzadrile del suo complesso, che l'A. non manca di sviscerare a fondo, fino all'insolita ed imprevedibile utilizzazione che ne traspare dai fasci siciliani attraverso il congresso agrario di Corleone del 1893, ed alla politica meridionalistica di Fortunato e Nitri contro il trattamento di sfavore riservato al fitto ai fini della ricchezza mobile, con al centro una delle tante schermaglie tra Sella e Minghetti, che riproduceva, in questo delicato settore specifico, uno dei più profondi contrasti d'impostazione dello sviluppo che si siano registrati nella storia dell'Italia unita.
I precedenti due corposi capitoli che strutturano fittamente l'opera sono dedicati, come s'è accennato, all'esperienza legislativa negli anni sessanta e settanta dell'Ottocento, i progetti Bastogi, ed in genere una certa ideologia finanziaria ed affaristica non discara a Cavour, a fare da spartiacque tra i due momenti come una sorta di colpo d'occhio panoramico all'indomani dell'unità.
Gli echi di quell'atmosfera speculatrice si avvertono soprattutto nella vivacità del dibattito piemontese intorno al bollo sui biglietti di banca, a cui fa da significativo risvolto quello sulle successioni e sull'esenzione degli asili infantili, fino alla lunga storia del rilancio e della rivi tal izzazione dell'enfiteusi, che da Depretis si protrae ben addentro alla legislazione speciale per il Mezzogiorno, la società e la tradizione, in certo senso, che si confondono dialetticamente con la finanza e la banca nel crogiuolo caratteristico di passato e d'avvenire che è la Torino di metà Ottocento. Non a caso la filantropia sociale degli asili verrà a riproporsi dopo l'unità, affiancandosi e bilanciandosi con la discussione intorno al bollo sui giornali, che svolgeva lo Statuto nelle migliori prospettive quarantottesche.
L'A. ripercorre criticamente e dottamente l'eredità napoleonica prima di addentrarsi nel viluppo piemontese, dove l'Europa continua ad avvertirsi incessantemente come un modello con cui confrontarsi in modo costruttivo ed originale, da Peel alla carità legale , dalla filosofia savoiarda della successione in quanto tutela del territorio e dell'ambiente alle riflessioni ed alle osservazioni che le novità italiane suscitavano nella più autorevole pubblicistica internazionale.
Ma sono alcuni temi, lo ripetiamo, che, al di là delle radicali modificazioni politiche ed amministrative, percorrono l'intera storia sociale italiana del secondo Ottocento come una persistenza il cui continuum attesta l'imponenza dei problemi che la sottendono e la mancanza di soluzioni adeguate, l'enfiteusi, ad esempio, che è come Passe portante di gran parte del riformismo conservatore, specie allorché Depretis, Rudinì o Sonnino la considerassero, correttamente, quale riserva sociale, piattaforma di struttura, a garantire, ma anche a circoscrivere e comunque a governare, la portata delle innovazioni politiche.
Perciò le regioni d! Minghetti e l'unificazione inflessibile ed indiscriminata di Sella s'inseriscono in questo dibattito con la loro forte incidenza strutturale più che in virtù della loro specifica caratterizzazione amministrativa o finanziaria, perciò la discussione sulla stampa, cosi tipicamente liberale * e progressista, richiama da vicino, in un confronto serrato e costante, il modello inglese, ad allargare smisuratamente l'orizzonte apparente­mente tecnicistico dell'opera, ed a conferirle un solido respiro culturale di civiltà, del quale l'A. è perfettamento consapevole ed a cui regge non soltanto con la dottrina e spesso