Rassegna storica del Risorgimento
BLAKISTON NOEL
anno
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1985
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pagina
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241
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Libri e periodici
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L'Arcadia non poteva esistere né coesistere nella e con la società contemporanea: era sconfìtta, ma non era stata inutile!
VINCENZO G. PACIFICI
ANTONIO FINO, Società civile e riconquista cattolica in una diocesi del Sud. Linee di intervento politico e pastorale nell'episcopato tarantino di mons. P.A. Jorio (.1885-1908); Lecce, Milella, 1983, in 8, pp. 303. S.p.
Più e più volte, da tribune scientificamente solide e qualificate, è stata segnalata e denunziata l'abbondanza degli studi e delle analisi sul movimento cattolico, studi ed analisi che non raramente hanno peccato per l'angustia delle loro prospettive, per la monotonia dei loro toni e per il livello polemico troppo alto.
Nessuno, oramai, intende considerare intangibile ed indiscutibile il processo risorgimentale e postrisorgimentale, ma è pur vero che dal settore cattolico si è parlato con accentuazioni critiche storicamente fragili ed inquinate da una troppo spiccata partigianeria. Questa tendenza o, per meglio dire, queste tentazioni allo scontro o alla rottura appaiono da tempo sulla via di un tramonto, si spera, irreversibile e sono sempre più Frequenti gli studi accorti, meditati, saldi sul terreno informativo e sereni per le ricerche svolte.
11 lavoro di Antonio Fino, condotto sulla scia della scuola di Fausto Fonzi, merita una sottolineatura per lo sforzo, indubbiamente sincero, di una matura conclusione su un periodo importante nella vita di una delle maggiori diocesi dell'Italia meridionale.
È stato sicuramente rilevante il pontificato di Leone XIII, partito da una situazione drammatica e capace di realizzare una metamorfosi, feconda di prospettive, in un quadro sociale e politico arduo e complesso per i problemi e gli ostacoli sul tappeto. Da una posizione chiusa sulle tesi del Sillabo si ha un lento ma deciso passaggio ad atteggiamenti attivi, al tentativo di una riconquista, che Fino ci mostra nei limiti e nei ritardi del campione diocesano tarantino.
L'operato di mons. Pietro Alfonso Torio, ripercorso con documentata attenzione, trova il più felice coronamento sul piano pastorale e su quello più vastamente religioso con una nuova qualità del clero e una più forte partecipazione dei fedeli alla vita della Chiesa. In campo politico il vescovo, rigidamente intransigente, ottiene un consenso limitato e fragile: sconta errori e difetti di una linea generale, non felice ed inadatta non solo ai luoghi ma anche ai tempi.
VINCENZO G. PACIFICI
CLAUDIA CARPELLI, / radicali lombardi in Parlamento negli anni della svolta giolittiana 1900-1904, estratto da Studi Lombardi, 1984, pp. 91-169.
Scomparso tragicamente Cavallotti ed assurto Mussi a palazzo Marino, dissoltosi rapidamente nell'ortodossia ministeriale il radicalismo legalitario che, insieme con lo svuotamento della Destra e la costituzione di un nucleo specificamente giolittiano anche nei confronti di Zanardclli, si era configurato, anche in Lombardia, a cominciare da Luigi Rossi, e poi lo stesso Mussi, Ronchetti, Canzi, Gallavresi, Facheris, Engel, Mario Panizza, come uno dei protagonisti della strategia politica che aveva ispirato a Giolitti le elezioni generali del 1892 sulla parola d'ordine della ricostituzione dei partiti, e più propriamente della Sinistra, i radicali lombardi rimanevano nella XXI legislatura, quella d'esordio del secolo, non solo i più numerosi all'Interno del gruppo, 12 su 34, ma nettamente i più autorevoli, la leadership essendo passata abbastanza agevolmente ad Ettore Sacchi attraverso le burrasche dell'ostruzionismo, ed il Marcora capeggiando a sua volta una sfumatura tanto intransigente nella vecchia eredità mazziniana quanto disponibile ed elastica nella tattica quotidiana.