Rassegna storica del Risorgimento
BLAKISTON NOEL
anno
<
1985
>
pagina
<
242
>
242
Libri e periodici
L'A. traccia con grande accuratezza ed opportuna utilizzazione della stampa locale e delle carte personali, abbondanti ed importanti, com'è noto, soprattutto per Marcora, la biografia culturale (quasi tutti liberi professionisti, ed i medici impegnati a fondo nella medicina sociale), sociale (contadina l'origine di Credaro. ma più o meno prosperamente borghese per quasi tutti gli altriì e pubblica (notevole il fiancheggiamento fascista di Mangiagalli come sindaco di Milano e specialmente la lunga permanenza di Marcora, prima e dopo la grande guerra, alla presidenza della Cassa di Risparmio, episodi, peraltro, che fuoriescono, s'intende, dall'ottica circoscritta del lavoro) di questi deputati, mettendo, anche qui felicemente la sordina quanto alla loro più o meno documentata militanza massonica, ed insistendo invece a ragione sullo scarto generazionale (i trent'anni che separavano De Cristoforis da Credaro) quale incisiva discriminante tra una mentalità ancora risorgimentale politicizzata all'estremo, anche in quelle che ormai risultavano nostalgie e velleità repubblicane, ed una preparazione scientifica positiva concretamente allineata ai tempi nuovi, e quindi al riformismo, così di stampo giolittiano come socialista.
Quanto alla geografia elettorale della deputazione radicale lombarda, è sintomatica la sua esclusione dalla provincia di Como e soprattutto da quella di Brescia col suo monopolio zanardelliano; assai più significativa è la parità. 6 a 6. tra collegi urbani e rurali controllati dai radicali, pur essendo essi in Lombardia nella proporzione di uno a cinque, il che conferma la nettissima prevalenza dell'estrazione cittadina dell'elettorato radicale.
Questa provenienza, oltre che tradizionalmente bottegaia e commerciale, è in larga parte impiegatizia, come risulta dalla dislocazione dei collegi urbani radicali in Quattro capoluoghi di provincia. Cremona. Mantova. Pavia e Sondrio, ed in due metropolitani milanesi, dove vi si affiancava un notevole movimento cooperativistico, controllato peraltro dall'ala progressista ed intransigente del partito, già più vicina a Cavallotti, a cominciare da Romussi fino al vecchio deputato operaio Maffi ed all'Albertoni. che a Mantova, in un ambiente tutto particolare, passava per filosocialista.
Altri elementi che risaltano in primo piano dall'esame particolareggiato dei collegi sono costituiti dal ruolo d'intermediazione che Pennati, dopo una breve schermaglia col sindacalista riformista Reina, riesce a mantenere a lungo in una zona a rapido e forte processo d'industrializzazione come Monza, nonostante l'autorevole presenza amministrativa cattolica, che a Treviglio conduce ad una contrapposizione frontale tra Cameroni ed Engel, dal quale ultimo i socialisti non possono che acconciarsi anche qui a farsi egemonizzare; dalla differenziazione progressista, fino a meritare l'incondizionato appoggio soc;alista. della candidatura giovane di Credaro in Valtellina rispetto a quella ormai notabilae di Marcora: dall'avanzata connotazione cavallottiana. con particolare attenzione ai ceti impiegatìzi, che Rampoldi e Romussi mantengono a Pavia; dal concentrarsi del riformismo socialista a Cremona intorno a Sacchi con conseguente frattura nei confronti del rivoluzionario Romeo Soldi e della Camera del Lavoro (qui sarebbe naturalmente da precisarsi l'atteggiamento di Bissolati), una situazione che si ripeteva a Mantova col Dugoni in un'atmosfera evolventesi verso il monopolio politico e sindacale socialista, e quindi con risultati opposti a quelli cremonesi, nei quali sarebbero confluiti una vecchia ed illustre testata democratica. La Provincia di Mantova, ed il suo stesso direttore Giovanni Bacci.
Il saggio è concluso dall'esame dell'attività parlamentare dei deputati radicali lombardi, poi documentata dettagliatamente in apposita appendice, e nella quale, accanto all'accentuato municipalismo ben comprensibile a causa della prevalente estrazione urbana della deputazione medesima (ma Credaro si occupa a più riprese dell'alpeggio del bestiame, e non è questo certo soltanto un problema ambientale) si profila con chiarezza l'ascesa di Sacchi al ruolo di leader nazionale del partito in una prospettiva d'assieme che vede i radicali in prima linea per quanto concerne il potenziamento dell'istruzione; in questo senso va intesa la formula di Credaro sul partito della cultura e non in quello troppo ottimistico dell'A. che si slarga ai diritti civili e di libertà in cui i radicali si limitavano a stare onestamente, ma non più che tanto, al passo con i tempi, e qualche volta alla retroguardia: né i ceti magistrali ed impiegatizi segnano, socialmente parlando, una più apprezzabile dinamicità rispetto agli esercenti di ottocentesca memoria. I radicali sono nettamente battuti invece, nella polemica sulle spese improduttive, quelle militari,