Rassegna storica del Risorgimento

BLAKISTON NOEL
anno <1985>   pagina <247>
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Libri e periodici 247
che ci fa scherzosamente supporre che l'A. avrebbe preferito a modello paternallstico del Ferrerò anziché il Federico II di Prussia il suo omonimo sol iustitiae di Svevia.
Ma, a parte gli scherzi, la religione della legittimità come seconda rivelazione... nascita di un principio nuovo di autorità e perciò quale valore eterno ed universale, che, dice benissimo l'A., crea, suscita il potere, e si limita a ratificarlo, ne costituisce quindi un a priori indiscusso, tutto ciò respira senza dubbio, e potentemente, l'atmosfera dell'antico regime, della controrivoluzione, pur riempita di ogni contenuto democratico possibile, l'essenza stessa della civiltà, per dirla col Nostro nel febbraio 1934, e dunque la nuova forma di res publica Christiana sentita ed avvertita come tale, ed in cui le forme istituzionali del potere moderno, non si dicono i sindacati o la stampa, ma gli stessi partiti politici, tendono pericolosamente a sfumare ed a svanire nell'incontro mistico tra i gover­nanti e gli spiriti consenzienti, i geni invisibili della città che, nell'enfasi immaginosa di Ferrerò, tirano i fili di questo rinnovellato sacre democratico.
Si tratta di problemi estremamente suggestivi, e tanto più quanto più si sia svegli e vigili dinanzi alla loro pericolosità attualizzante (non è andato Kissinger a rimaneggiare l'equilibrio mondiale dopo i suoi studi sul congresso di Vienna, sia pur privilegiando significativamente Castlereagh al posto di Talleyrand?) e non si ceda, come ha fatto molto correttamente l'A., alla tentazione di una riabilitazione tout court, ma si conosca e s'indaghi con uno scopo preliminare, che dovrebbe essere imprescindibile, ma del quale troppo spesso sì fa a meno del tutto, far dire all'autore studiato quel che effettivamente ha detto e pensato, e non ciò che più o meno tendenziosamente o addirittura caricaturalmente gli si pretenderebbe di attribuire.
RAFFAELE COLAPIETRA
ANTONIO CHIADES, In attesa del Re, storie di follia durante la grande guerra; Treviso, Canova, 1984, in 8, pp. 88, tavv. 8, L. 9.000.
Tra i documenti di archivio che il Chiades ha esplorato, dandoci a suo tempo la ricostruzione dei tempi e dell'ambiente ove nacque il primo giornale politico di Treviso dei 1807-13 (// Monitor di Treviso, cfr. Rassegna, 1983, II, pp. 207-208), sono centinaia di cartelle cliniche, già appartenute ad un grande ospedale veneto, nel quale affluivano anche i folli provenienti dall'intero schieramento delle Armate combattenti.
Tra tutte, lo studioso ha selezionato venticinque cartelle, ritenute indicative di casi meritevoli di particolare attenzione (e di alcune riproduce il fac-simile) e ne dà conto, ovviamente senza la pretesa di farne base per una statistica ed il numero sarebbe impari a tale bisogna ma per precisare una situazione, anzi il particolare aspetto di un evento, che finora non risulta esser stata oggetto di esame.
C'era un problema umano: è ben vero che i termini di legge, per la pubblicazione di documenti storici riferiti a persone, sono abbondantemente passati, tuttavia era necessario, per Chiades, salvaguardare anche la dignità dei familiari, presumibilmente oggi viventi ai quattro angoli della penisola. Preoccupazione questa che onora lo studioso, il quale d'altra parte si è cautelato nei riguardi della critica storica (talora dimentica che dietro al docu­mento ci sono persone) proprio offrendo quei fac-simili di cui si è detto (dai quali ha cancellato accuratamente i riferimenti utili alla ricerca dell'Individuo interessato), anche se poi i nomi sono stati opportunamente sostituiti, sia delle persone che dei luoghi. Del resto, che importa sapere che il fante A. B.f da un paese ** della provincia di Y, era invece un bersagliere S.T., del paese * della provincia di K, quando il fatto è realmente avvenuto in quei precisi termini?
Un altro problema: la cartella clinica è uno scheletro e come tale non presentabile, se non ad un pubblico di specialisti; il nostro autore ha fatto lavorare la fantasia imma­ginando con l'aiuto delle lettere, dei verbali spesso allegati al documento principale fatti, situazioni, personaggi di contorno, ma nulla togliendo alla esattezza della ricostruzione
Il titolo del libro e quello del primo racconto.
A noi sembra che Chiades sia riuscito nel suo intento di fornire un ulteriore elemento