Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO ECONOMIA SEC. XVIII
anno <1985>   pagina <275>
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Le gabelle di transito nello Stato della Chiesa 275
mare. Probabilmente ritenendosi che per terra si trasportassero le merci più pregiate, queste erano tassate più pesantemente che se trasportate per mare. Se il collo aveva un peso superiore alle 50 libbre ma inferiore alle 250 pagava (transitando per terra) 14 quattrini. Se aveva un peso compreso fra le 250 e le 500 libbre pagava come per due colli e così via. Ma se l'acuto mercante avesse potuto scomporre il suo carico in tanti colli tutti inferiori alle 50 libbre (così da non pagare nulla per ognuno di essi) cosa sarebbe accaduto? Il tariffario prevedeva che se il gabelliere si fosse accorto di questo si sarebbe potuti ricorrere al sequestro della merce, con una penale per il mercante e un congruo guadagno per l'esattore. A Fano era prevista una diversa tassazione, per identica merce e quantità della stessa, a seconda che il trasporto avvenisse per carro, carro pieno, calesse, cavallo, mulo, asino, canestro o fagotto. Nel tariffario di Sarnano, stante l'esenzione dal pagamento del pedaggio per tutti gii appartenenti alla comunità, si precisa che se alcuno pretendesse essere Figlio adottivo di qui d'alcuno sia pure obbligato pagar la suddetta gabella della Nostra Comunità .
Nel censimento del 1748 figurano anche le gabelle di transito baronali. Delle 81 comunità censite nel 1693 solo 12 si ritrovano nell'elenco del 1748 e, di esse, solo cinque dichiarano la presenza di gabelle di transito: Civita Nova (del duca Sforza Cesarmi), Proceno e Onano (ex proprietà Sforza e ora in possesso della R.C A.), Magliano (dei Conservatori di Roma) e Ri-gnano. Delle rimanenti sette comunità, due, quali Monte Calvello (dei Principi Panfilij) e Barbarano (dei Conservatori di Roma) dichiarano di non avere pedaggi; le restanti cinque (S. Gemino, Monte Corsaro, Vitorchiano, Brac­ciano, Monte Leone) oltre ad affermare di non avere gabelle di transito non si dichiarano neppure di proprietà baronale. Quindi o la baronia si è estinta (e con essa anche l'esazione della gabella) oppure, con buona probabilità, per queste come per le altre mancanti all'appello doveva essere stato preso un provvedimento abolitivo, che per il momento non è stato possibile ritrovare. Todi, Nettuno e S. Elpidio dichiararono ora per la prima volta di essere proprietà della R.C.A. e di avere gabelle di transito mentre Vinno, Scrofano, Genzano, Rocca Massima e Bassano di Orte pur essendo baronali non hanno pedaggi di sorta. Infine Pescia (del marchese Antici da Recanati), Montelibbrettì (della famiglia Barberini) e Piedilucano (dei conti Forrattini Pianciani) affermano di esigere gabelle di transito ma ribadiscono che queste sono state comprate a caro prezzo e sono di origine molto antica e pontificia.
Nella busta riguardante le gabelle Camerali ,6> non sono contenute solo le gabelle della Reverenda Camera così come dalla Marca. Dalla Legazione d'Urbino arrivano notizie di 41 città: 13 non hanno nessuna sorta di pedaggi; 8 manifestano la presenza di gabelle di transito in mano alla R.C.A.; 19 dichiarano di avere gabelle di passo comunitative e una (Biscina) rende noto che è in vigore una gabella baronale. Le notizie sono simili a quelle già apprese nella documentazione del Buon Governo. La comunità di Castel Belforte (Legazione di Urbino) afferma, ad esempio, di avere solo metà del ricavato dalla gabella perché l'altra metà va al Parrocchiale . Non è il primo caso di spartizione: anche Mevale (nel voi, 371 del B.G.) aveva la
W) A.S.R., Camerale IT - Dogane, Busta 151. anno 1748.