Rassegna storica del Risorgimento
STATO PONTIFICIO ECONOMIA SEC. XVIII
anno
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1985
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pagina
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280
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Stefano Dirti
La cifra è di per sé grande: se lo stipendio di un cuoco o di un portinaio di un certo prestigio era di 24 scudi l'anno, questi lavoratori avrebbero impiegato la bella cifra di 1344 anni per poter avere un salario complessivo di 32.264 scudi. È logico pensare che se le sole gabelle di transito (e non si prendono in considerazione le tasse di introduzione ed estrazione) fruttavano, a forza di pochi baiocchi, questa cifra, significa che, nonostante tutto, vi era un commercio ed un traffico certamente ampio nello Stato della Chiesa; e, vien logico pensare che queste gabelle incidessero in misura piuttosto rilevante sul valore finale della merce, agendo così da vera barriera all'espansione dei consumi e dei commercio.
Non si creda che questo censimento sia solo un ammasso di cifre; tutt'altro. Esso ha anche una copiosa parte di informazioni riassunte dall'anonimo scrittore della rubricella nelle 22 pagine che dobbiamo ancora esaminare. In questi fogli il Compilatore riordina e sintetizza tutto il materiale ricevuto. In molti casi le note servono a spiegare alcune cifre: Circa Belforte la Gabella del Passo, e vino varia ogni anno, ma io ho tirato il mio ragguaglio dalla intera somma del Decennio. Altre volte dà suggerimenti: La Comunità di S. Severino aveva la Gabella di Passo, che fruttava scudi annui 900 in circa, ma dicono i rappresentanti, che venisse questo Dazio abolito per ordine della SJC. communicatogli con lettera datata li 26 sedi. 1750 per poter supplire alla tassa dei due milioni; bisognerebbe confrontare, se realmente è vero, quanto si espone. Qualche volta ironizza: Loreto, che conta tante Gabelle, va esente da quella di transito ; Il Podestà di Castorano si affatica nella sua lettera di rendere manifesto alla S.C. il suo zelo nel rintracciare l'imposizione della Gabella, ma il frutto della sua diligenza è la perfetta ignoranza; onde non ho potuto assegnare a questa Comunità veruna Somma . Oppure annota: Monte Fiore non ha alcuna Gabèlla. , Monte Monaco è scevro d'ogni sorta di gabella . Scrive poi, fra la rassegnazione e la stizza: Il silenzio del Podestà di Polesio riguardo alla risposta dell'affitto rinnova il solito errore. Si dice, che si affitta, e non si dice per quanto si affitta e fa riferimento a Porchiano, Caprodosso, Monte Gallo, Pizzirullo e tante altre piccole città che come Polesio non hanno fatta menzione del valore del canone di affitto dei pedaggi. Manifesta il suo disappunto con paesi come Mozzano, Castel Folignano e Ripaberarda, che affittano le loro gabelle al Tesoriere Generale di Ascoli perché il Podestà di Ripaberarda torna a dire, ciò che hanno detto le altre Comunità, vale a dire che la gabella di Passo si affitta al Tes. Gen. di Ascoli e con grave pregiudizio per i poveri, ma non si accenna la Somma, che si ricava da questo affitto . Arriva ad accessi di pignoleria: Lo affittuario dava per il ritratto della Gabella di Vena piccola scudi 1 e un capretto; bisognerebbe fissare il prezzo di questo Capretto. Calcolando il pese* in lib. 8 al baj 6 sarebbero la somma di baj 48 . Infine specifica, per quanto può, la situazione: Nepi - Si osservi, che intanto la Gabella di Transito è ascesa nel decennio dal 1749 al 1758 a scudi 4.995 perché vi si è incontrato l'anno del Giubileo, giacché senza questa causa non sarebbe arrivata a tal somma avendo negli altri Decennj fruttato non più di scudi 300; Sempre però forma un'oggetto.
Dalla lettura delle risposte si può trarre qualche altra valida informazione e ottenere un elenco più completo delle motivazioni per cui sono nate le gabelle di transito. Ci si potrebbe a questo punto chiedere come mai