Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO ECONOMIA SEC. XVIII
anno <1985>   pagina <281>
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Le gabelle di transito nello Stato della Chiesa 281
si sia verificato questo cambiamento di rotta: probabilmente da un impegno più o meno cosciente di sabotare, nei '48, il censimento, ora, nel 1759, le città puntano su di un'altra strategia: documentare, fin dove è possibile, tutto per manifestare la imprescindibile necessità delle gabelle di pedaggio per le comunità esattrici. Ed Infatti ecco che si comincia ad affermare che la gabella è ab immemorabili... diretta a beneficio delle Strade ; ... desti­nata per il riattamento delle sue Strade principali di questa Terra come nei casi di Monte Abboddo e S. Ginesio; Morra Valle afferma che le serve per il mantenimento dei Ponti della Carrarreccia, per dove transitano i Bufali mentre Urbania asserisce che la sua gabella fu creata con legge municipale per il mantenimento de Ponti, Strade e Mura della detta Città . Da Valtopina giunge notizia che la gabella si esige da tempo immemorabile e che la suddetta negl'anni 1743 a tutto il 1751 è stata fatta duplicata­mente per suplire alle spese che dovette fare la Comunità per la sua rata della strada Flaminia fatta di nuovo dall'architetto Urbani; di poi fu esatta semplice a tutto l'anno 1756 e finalmente avendo dovuto la Comunità sup­plire alla Spesa della Fabrica de Ponti e Muraglione nella strada Flaminia si è fino dalli 3 Febbrajo 1757 principiata ad esigere nuovamente dupli­cata... . Ma questi non sono i soli motivi. Monte Olmo e Monte S. Pietro affermano che il ricavato è posto e si pone ad entrata Commutativa così come pure asseriscono Pergola, Vicario, Terni ed altre comunità. Altrimenti, come per Serra S. Quirico, Monte Milone e Monte Monaco il ritratto di essa è destinato per supplire all'estinzione della quota di d.a Comunità per il riparto de' due milioni, unitamente coll'altre imposizioni a tale effetto imposte . Monte S. Martino, Corneto e Viterbo ad esempio usano il riscosso, invece, per il pagamento de' Salariati . Spello trasmette che il ritratto di detta Gabella debba servire per corrispondere il Salario al detto Sig.re Gov.re, mentre Corinaldo, infine, mostra come tra l'origine del pedaggio e l'effettivo fine ci sia un notevole divario: ... si suppone destinato al riattamento di strade, ponti, Fonti ecc. non trovandosene mai individuato il destino preciso .
Per quanto riguarda l'anno d'inizio di esazione e l'autorità che aveva concesso il pedaggio le notizie sono molto vaghe, con poche eccezioni. Morra Valle aveva ottenuto la gabella nel 1250 dal Legato della Marca; Ascoli ne era beneficiaria dal 1544 grazie a Paolo III; Vicario afferma che la sua era nello Statuto, redatto dai duchi di Urbino, fin dal 1394; Mondavio e S. Giorgio se la videro concedere da Benedetto XIV nel 1746; Otricoli da Papa Bonifacio Vili; ma gli esempi sono pochi. Per il resto si cerca solo di impressionare il ricevente con l'affermazione della grande vetustà dell'impo­sizione. S. Ginesio colloca la sua gabella al 1390; Rieti cita un breve di Callisto III, che dimostra la preesistenza del pedaggio a tutto il 1458; Viterbo asserisce che la sua gabella di transito era già nello Statuto del 1251 e fu poi confermata con un breve da Callisto III nel 1455 mentre Montelibretti dice che si Esigge dal tempo della Felice Memoria di Papa Sisto V. Ma, nonostante tanto vaghe informazioni, tutti affermano con baldanza e sicurezza che, proprio per l'antichità dei pedaggi, è da ritenere per certo che essi nacquero per essere imposti ad perpetuimi e non ad tempus. Pochissimi sono i casi contrari: tra questi Gubbio, che vide nascere la sua gabella sotto Innocenzo XIII e afferma che era solo per 12 anni; da Clemente XII l'esazione del pedaggio era stata prorogata per altri 25 anni