Rassegna storica del Risorgimento
STATO PONTIFICIO ECONOMIA SEC. XVIII
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1985
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Stefano Dirti
Fece seguito il 27 luglio 1776, un Mota proprio in cui siccome la felicità di qualunque Stato dipende principalmente da una giudiziosa pubblica economia, da una esatta giustizia distributiva nelle Imposizioni, e Riparti dei Pesi pubblici e communitativi, e da un'onesta libertà dell'industria incoraggiata nei rami più utili, dell'Agricoltura, arti e commercio , veniva nominata un'apposita Congregazione che ebbe il compito di esaminare il progetto del Bettinelli e di individuare le attività economiche da incoraggiare per il maggior bene dei sudditi e dello Stato .
Questa Congregazione era composta, a quanto afferma il Piscitelli, 33> dai cardinali Rezzonico, Pallavicini, Giraud e Casali, dal Tesoriere Generale Pallotta, dal Commissario della Camera Apostolica Livizzani e dal Computista Generale della C.A. Vai. La Congregazione esaminò vari documenti, tra cui anche il progetto del Braschi che Giovanni Cristiano de Miller aveva provveduto ad inviare. Ma altri due documenti rivestono una particolare importanza. Il primo è la relazione Concernente la situazione economica e la struttura produttiva del Paese , redatta dallo stesso Tesoriere Generale dell'epoca, mons. Pallotta, che, nel settembre 1775, evidentemente per incarico di Pio VI, aveva svolto un'indagine in proposito, viaggiando per tutto io Stato accompagnato dal progettista della Camera Apostolica, il lorenese de Miller.34) Il Pallotta mirava comunque alla sola costituzione di una cinta doganale unica ai confini dello Stato onde evitare un ulteriore indebolimento del già debolissimo apparato produttivo nazionale.
Il secondo documento è il Progetto per favorire la coltivazione delle vigne e l'estrazione de' vini dello Stato pontificio con un parere su tal'og-getto, e Progetto subalterno per la libera estrazione de' Grani combinata con la sicurezza della sussistenza pubblica di un anonimo estensore che richiama l'attenzione sulle gabelle di transito.35) Al princìpio, egli prende l'argomento da lontano e rammenta come nel Regno di Napoli già nel 1400, sotto Re Ladislao, erano stati adottati provvedimenti contro i pedaggi, provvedimenti che erano proseguiti fino all'avvento di Filippo II. Quanto allo Stato della Chiesa:
molti passi e pedaggi sono gravosissimi non solo per la mancanza di giusto titolo o perché assegnati alla soddisfazione di pesi particolari de luoghi, o per protraersi la tassa allo infinito, e più per le avanie che da per tutto si commettono giungendosi al segno, che se alcuno che pagar dovrebbe passando un ponte, passa entro il fiume, tanto si vuol che paghi, e gli si va addosso con inaudita violenza, eppur checché dicano i Dottori per colorire col solito questo disordine, non si può dare aggravio più ingiusto né più detestabile. Ma non v'è luogo, non v'è persona, non v'è tempo che esime qualunque sorta di passeggeri dall'estorsione dei gabellieri, dei loro guardiani, ed anche dei loro giudici, giacché tutti intenti a viver sul passo, se qualcuno ignorasse che dove si passa si paga, non può lusingarsi ch'esserne avvisato, mentre l'esattore sta in aguato, e lasciando che
32) A.S.R., Camerate II, Camerlengato e Tesonerato, Busta 16.
33) E. PISCITELLI, La riforma di Pio VI cìt., p. 49.
34) A.S.R., Camerale II, Camerlengato e Tesorìcrato, Busta 17: Piani promessi nella Rclagione generale del viaggio fatto nell'Anno 1775 da Monsign. Tesoriere Generale riguardo alle manifatture, Arti e Commercio.
35) AJ5,R,, Camerate II, Camerlengato e Tesorierato, Busta 16. A p. 27 del progetto ai punta l'attenzione sui pedaggi.