Rassegna storica del Risorgimento

CUOCO VINCENZO SCRITTI
anno <1985>   pagina <298>
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Stefano Nutini
L'implicita, ma non poi tanto, identificazione che in tal modo veniva operata tra bonapartismo ed assolutismo illuminato7) portava a vedere nel demiurgo-Napoleone, nel timoniere che conduceva la nave al riparo dalla tempesta, il pacificatore, colui che garantiva l'unione dei partiti e la coesione della nazione (ed è questa una metafora assai frequente al tempo, e non solo nelle colonne del Redattore Cisalpino). Quella delle piccolissime rifor­me è quindi ancora indicata, nel 1802, come terapia preventiva nei confronti degli eccessi rivoluzionari ed insieme risarcimento dei guasti da essi causati, più che come formula operativa in positivo, lenta e tuttavia progressiva intro­duzione di nuove procedure, funzioni e finalità amministrative; ma l'accenno, presente nella recensione, al negativo effetto delle riforme parziali sul-l' unità tanto necessaria e nella forma di governo e nelle opinioni de' popoli introduce già, evidentemente, alla problematica del Saggio 1806. E ciò è tanto più significativo in quanto, col compie rendu in questione, siamo ancora abbastanza a ridosso, cronologicamente, alla prima stesura del Saggio.
Il fatto, insomma, che già nel 1802 Cuoco pensasse ad una parziale riformulazione di talune tesi (non certo marginali) espresse nel 1801, in rela­zione a importanti svolte politico-istituzionali ed amministrative, anche grazie alla lettura di opere di carattere ufficiale o semi-ufficiale, 9> dimostra ancora una volta l'estrema attenzione del nostro all'attualità politica e all'intervento sullo spirito pubblico . A tali motivi e ad altri minori, che contribuiscono a fare della recensione dell'Essai (qui di seguito pubblicata) un singolare tramite fra le due versioni del Saggio, si affida l'originalità delle sue argo­mentazioni.
Questa è l'opera di un uomo che non è amico della rivoluzione, e che avendo abbandonata la sua patria, non vi è tornato se non quando la rivoluzione era cessata. L'autore ha veduto i mali che ha prodotti nella sua patria una rivoluzione mal diretta, ed ha creduto di far cosa utile insegnando un modo per diriggerla meglio. Egli crede che questo sia il momento opportuno: quale è quello stato d'Europa che non abbia risentito l'urto della rivoluzione e che non abbia bisogno di qualche riforma? L'esperienza di dieci anni ci ha date quelle cognizioni che prima o non si avevano o non si curavano. Il suo oggetto è l'utilità pubblica; e perché mai scriverebbe chiunque non ha questo oggetto?
Chi cerca un'opera dotta ed elegante non legga questo saggio. L'autore dichiara di non esser uomo di lettere; mille volte, dice, sono stato tentato a comunicare le mie idee a qualche altro, che le potesse abbellire cogli ornamenti dell'erudizione e dello stile; ma
volta frutto, sosteneva il nostro, di un'azione volta a promuovere il bene del maggior numero . Indicazione, questa, forse volontariamente lasciata nel vago; ma non si andrà lontani dal vero nel vedervi un appello alla liberazione di quelle facoltà individuali ingiustamente penalizzate dal governo napoletano (Saggio, p. 45).
7) M. PARIGI, art. cit p. 248.
8) Oppure, accanto a questo motivo, si consideri l'altro accenno polemico (esso pure attinente alle emergenti esigenze politico-amministrative) ai ministri imbelli ed intriganti, dimentichi delle nuove necessità dello Stato; attacco che verrà ripetuto vigorosamente nel­l'edizione del 1806, come si è visto nelle citazioni parallele.
9) Non è certo l'unico caso: ho potuto accertare, per esempio, una precoce acquisi­zione dei testi di Chaptal sull'organizzazione di un sistema di rilevazione statìstica applicata alla Repubbb'ca Italiana. Per tali questioni, rinvio ad un mio saggio di prossima pub­blicazione.