Rassegna storica del Risorgimento
CUOCO VINCENZO SCRITTI
anno
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1985
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pagina
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299
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Un inedito di V. Cuoco
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dove trovar l'uomo che si sarebbe incaricato di ornar le idee altrui? Finalmente si è determinato ed ha scritto: "che importa che l'arma non sia elegante, purché sia buona ed atta al bisogno?" Questa sua modestia gli dovca far meritare indulgenza maggiore dai giornalisti francesi, che troppo severamente l'hanno giudicata.
L'opera è divisa in cinque sezioni; nella prima si espongono i principi; le tre che seguono sono addette ad analizzare U governo delia nazione che egli vuol riformare, la quinta contiene il suo piano di organizzazione. L'autore dichiara nella prefazione che egli per togliere ogni accusa di parzialità parlerà di Roma, ma poi nell'opera togliendo ogni allegoria parla della Francia.
La prima sezione è divisa in due parti; la prima tratta de' principi, la seconda della rivoluzione francese. L'autore parlando de' principi non fa altro che enumerare le cause che han preparata la rivoluzione. Parlando de' sovrani: "non è sorprendente ei dice che lo spirito di novità si sia ingannato volendo definire un sovrano? Erano già trent'anni da che i sovrani mettevano tutta la loro cura per svisarsi agli occhi de' loro sudditi. Sotto gli antichi re una rivoluzione sarebbe impossibile; sotto quelli di oggi giorno diventa un accidente naturale". "Più i governi sono antichi, più son vicini a cadere, se chi li regge non li riforma insensibilmente, accomodando le antiche istituzioni ai nuovi costumi de' popoli". Ma queste riforme come perloppiù si son fatte? Sempre riforme parziali, imitate per lo più dagli altri governi, e che in vece di corregger una parte distruggevano quell'unità tanto necessaria e nella forma del governo e nelle opinioni de' popoli. Chi erano i progettisti e gli esecutori di queste riforme? Ministri senza talento, elevati dal solo favore, che da una carica vacillante aveano solo il tempo di abusarne, e che erano più nemici de' loro antecessori che amici dello Stato. Qual rivoluzione potrebbe temer mai un sovrano che si applicasse da se stesso alla riforma dell'intero atto costituzionale e che assicurasse così la tranquillità sua e de' suoi ministri fedeli, e rompesse tutt'i disegni de' novatori? Se Luigi XVI avesse fatto da sé nell'89 quello che fece dopo la convocazione de' stati generali, non avrebbe avuto bisogno di convocarli, ed in Francia non vi sarebbe stata rivoluzione. Ma questa rivoluzione scoppia? Qual era il mezzo per estinguere l'incendio nascente? Quello di non far nulla. Tutto ciò che si è fatto non è che un errore. I sovrani si vollero riunir contro la Francia e non erano ancora ben uniti tra loro; tutt'i partiti che contava nel suo seno la Francia erano riuniti quando si trattava di difender la nazione contro le potenze straniere; queste potenze aveano interessi, disegni, piani diversi. Mentre si voleano ristabilir i principi di morale hanno esse sempre osservati quelli del diritto o delle genti? "Non hanno fatto altro che opporre l'antica prattica ai nuovi principi. Non han voluto persuadersi che coloro che governano non sono se non piloti i quali debbono condurre il vascello a seconda de' venti delle opinioni e de' costumi". Per opporsi alla propagazione de' nuovi principi si proibirono i fogli ed i libri francesi; si sostituì loro de' fogli nazionali che avessero rianimato lo spirito pubblico? Il solo divieto non fece che destar vieppiù la curiosità, ed i francesi col dimorar otto anni nel territorio altrui fecero più effetto che non avrebbero fatto i libri ed i fogli loro. Non vi è all'occhio de' popoli argomento più convincente della vittoria: chi è il più grande è sempre pel volgo il più buono. Che dovrebbero fare dunque tutt'i governi d'Europa? Creare uno spirito pubblico, quello spirito pubblico che solo ha fatto reggere la Inghilterra tutta mentre tutte le altre potenze han ceduto. E come si crea lo spirito pubblico? Facendo il bene del maggior numero.
Ogni governo ha un poco di male ed un poco di bene. La rivoluzione spesso distrugge il male ed il bene. Come si arresta una rivoluzione? Se voi volete ristabilir tutto ciò che era antico ristabilirete allora il male ed il bene, e non farete altro che formare un nuovo partito. Ristabilite il bene, lasciate che rimanga distrutto il male, e riunirete tutt'i partiti a voi. Siate giusti, siate clementi, e la rivoluzione cesserà. Questo piano dovea seguire il pretendente; con questo piano egli potea rientrar nella Francia anche solo, ed a quest'ora la Francia sarebbe sua. Ma non vi è stato che un solo uomo che abbia compresa la verità di quest'osservazione e l'abbia eseguita. Quest'uomo grande è inutile di nomarlo.
L'autore parlando della rivoluzione francese ne parla con molto buon senso. L'ignoranza del ministro, il disprezzo che si affettò per il terzo stato, che si potea tanto facilmente guadagnare; l'impazienza della regina a far sciogliere l'assemblea costituente che avrebbe potuto ed avrebbe dovuto durar trent'anni; l'imprudenza della fuga, della fiducia che mostrò