Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI BELGIO 1852; MAZZINI GIUSEPPE; <
> 1852
anno
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1985
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301
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MAZZINI E LA NATION DI BRUXELLES NEL 1852
Inizio del 1852: sono passati poco più di due anni dalla fine della Repubblica Romana e dalla resa di Venezia. Le lotte e le speranze del '48 in Europa ed in Italia sembrano vanificate dalla sconfitta del '49, ma il processo storico cominciato in quel prestigioso periodo continua.
Mazzini cerca con ogni sforzo di mantenere efficiente il fronte rivoluzionario in Italia e all'estero. Troppo nota, per essere ripetuta, la sua posizione in questo momento; le polemiche degli avversari politici, i ripensamenti degli amici, sono episodi che si inseriscono nel quadro di critica e autocritica su quanto era accaduto nel '48, arricchendo l'impostazione rivoluzionaria e offrendole una vastità di vedute che crea per Mazzini il pericolo dello sfaldamento di un fronte unico.
AU'inizio del '52 l'Esule vive una situazione particolare: il colpo di Stato del 2 dicembre 1851 in Francia, ha causato un mutamento delle prospettive rivoluzionarie: la Francia non può più essere il fulcro dei mutamenti europei. Per Mazzini la presidenza illimitata di Napoleone è la riprova degli errori dei socialisti francesi, ma porta anche il vantaggio di abolire in Italia il timore di un andamento rivoluzionario a sfondo socialista, ed è la spinta all'opinione pubblica europea, in particolare quella inglese, a schierarsi a favore dell'Italia contro la Francia bonapartista, baluardo a difesa del Papato.
D'altra parte se viene contestata a Mazzini l'idea di una rivoluzione di carattere politico e non sociale, bisogna riconoscere che egli si vale delle uniche forze disponibili in quel momento, cioè di quelle forze borghesi che sono le sole disposte ad agire in un paese, come l'Italia, ai primi aneliti di libertà. Solo il Piemonte ha raggiunto il traguardo della costituzione; nel frazionamento del resto del Paese le immediate, anche se gravi, esigenze sociali, non avrebbero potuto divenire lo scopo finale o il valido supporto della rivoluzione senza essere precedute da una più ampia e concorde intesa politica. Sta di fatto che all'inizio del '52 Mazzini è quello che ha in mano l'unica organizzazione attiva che ci sia in Italia. Le polemiche con Ferrari, Cattaneo, Pisacane, lo stesso formarsi in Francia del Comitato latino di Montanelli, di seguito abbastanza modesto, perdono ogni mordente dopo il 2 dicembre 1851.
La virata in senso liberale-moderato delle forze rivoluzionarie sembra offrire alcuni punti di vantaggio a Mazzini che può confermare il suo Manifesto del 30 settembre 1851 conservando una posizione intermedia tra le esigenze della borghesia e quelle popolari in nome di princìpi e aspirazioni comuni in una generica fede nazionale interclassista, nella quale si arrocca rimandando chiarimenti che giudica al presente pericolosi germi di scissione.
i) Scritti editi ed inediti di Giuseppe Mazzini [S.E./.], Imola, Galeati, 1908-1943, voL XLVI, pp. 119-136.