Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI BELGIO 1852; MAZZINI GIUSEPPE; <
> 1852
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1985
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Vittoria Ruffini Tucci
alcuni di loro vennero allontanati. Da questo fatto le prime reazioni democratiche di cui la Nation fu il portavoce.
I redattori del giornale avevano fatto, l'abbiamo visto nell'artìcolo del 20 marzo, una precisazione su quello che intendevano per socialismo, ma se alcuni degli esuli avevano idee diverse non era una ragione per rifiutare loro un asilo. In un paese libero, e questo è il punto, non vi devono essere limitazioni alla libertà d'opinione. A parte questo basilare principio che la Nation sosteneva in polemica con altri giornali belgi, per tutto il gennaio, il febbraio e il marzo,S) vi era un'altra gravissima denuncia: le mire di Napoleone sul Belgio e la connivenza del governo con lui. Il 15 febbraio la Nation lo denunciava severamente: Le gouvernement belge est entré dans une voie où nous ne voyons qu'une adhésion pure et simple à la dictature francaise, à l'annexion toute prète et toute pacifique de nos provinces à l'empire décembriste .
Rispettato nel '30 dall'Austria come zona d'influenza francese il Belgio era sempre rimasto legato alla Francia. Napoleone nel '52 vi era deferente-mente ascoltato, tanto che giunse a chiedere che venisse tolto il leone che sovrasta il monumento di Waterloo, provocando lo sdegno del giornale democratico. Ma a parte questo particolare di per sé significativo, i nostri giornalisti belgi sentivano nel Presidente francese una seria minaccia e cercavano con ogni sforzo dà risvegliare l'opinione pubblica sul danno che sarebbe venuto al loro paese da un'ingerenza francese della quale non si prevedevano i limiti. Non sufficientemente protetti da una monarchia di ancor deboli radici e che loro stessi consideravano precaria denunciavano il pericolo di un servilismo che avrebbe potuto costare al Belgio la libertà, tanto più che tale servilismo aveva l'approvazione di quei cittadini che vagheggiavano un potere forte e si appellavano ai confini naturali ed a identità etniche e linguistiche con la Francia. Che vi fosse un filo-bonapartismo lo dimostra un processo *> che un importante funzionario, il sig. De Bavay, intentò contro dei pubblicisti che in una rubrica dal titolo Bulletin francais , avevano accusato Napoleone di spergiuro per essere venuto meno ai precedenti giuramenti fatti come Presidente della Repubblica. Il giudice aveva assolto gli imputati dando prova di non lasciarsi influenzare dal timore di dispiacere al dittatore francese e il processo era finito con un'ovazione dei nazionalisti. Nell'opinione pubblica, evidentemente divisa, la Nation operava dunque con energia cercando alleati fra tutti gli esuli francesi di non importa quali tendenze, che tentassero dall'estero di impedire alla Francia di dare a Napoleone la definitiva conferma attesa per la fine dell'anno.
Non era quindi possibile, come avrebbe voluto Mazzini, fare delle discriminazioni e pur attenendosi alla sua linea politica che rifiutava un socialismo non gradito alle scelte moderate della maggioranza belga, essi dovevano trattare con cautela e comprensione tutti gli avversari di Napoleone. Il problema del Belgio, paese libero e democratico, non era quello dell'Europa
25) Articoli in difesa degli cauli appaiono sulla Nation l'8, il 10, Hi, il 20 e il 30 gennaio; il 21, il 23 e il 29 febbraio; l'I, il 19, il 24, il 50 e il 31 marzo.
26) n processo ebbe luogo il 22 marzo: all'accusa De Bavay, alla difesa Mr. Barles, giudice M. Van Camp. L'arringa dei due assunse un'importanza politica rilevante tanto più che De Bavay concluse con un panegirico su Napoleone.