Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI BELGIO 1852; MAZZINI GIUSEPPE; <> 1852
anno <1985>   pagina <316>
immagine non disponibile

316 Vittoria Ruffini lucci
Quanto alla Francia, madre della rivoluzione, sarà sempre la più qualificata a riprenderne l'iniziativa come l'unica vera nazione europea per omogeneità etnica e culturale, mentre gli altri paesi, Italia compresa, lasciano incerti su una risposta unitaria. Il lungo scritto di Pyat che, lasciando il tono sfumato e impersonale di Ledru-Rollin, rimetteva duramente in causa Mazzini, fu per quest'ultimo causa di sprezzante irritazione.29)
A parte la critica occasionale in una lettera che trattava altri argomenti e il fastidio del protrarsi di una polemica verbale, considerata vana in un momento nel quale urgeva l'azione, Mazzini dovette dispiacersi di constatare che il giornale di Bruxelles non era, come aveva sperato, uno strumento di lotta sul quale fare pieno affidamento.
Il 16 aprile nella lettera a GrilenzoniM) egli aveva detto: La Nation di Bruxelles è nostra: se gli amici che scrivono francese hanno cose da dire le mandino. E se firmano le cose loro con: *, saranno inserite, come venendo da' miei . Invece dopo l'articolo del 15 aprile e la risposta di Pyat dell'8 maggio le relazioni si erano rallentate.
Non bisogna tuttavia dimenticare che tra la fine di maggio e i primi di giugno la Nation era occupatissima a dare ampio spazio al clamoroso processo istituito contro i suoi redattori.31)
Si era trattato di un vero e proprio processo politico che aveva di molto valicato i limiti della procedura legale per mettere a fuoco una situazione sulla quale l'avvocato difensore non aveva risparmiato pesanti giudizi e pres-
29) In una lettera dell'11 maggio alla madre nella quale erano indicati gli articoli che Italia e Popolo doveva riportare dall'estero è detto: ... quanto alla lunga tiritera di Pyat sull'iniziativa francese, non la traducano; ma se credono accennarne, può esser che la questione discussa tocchi l'amor proprio italiano. Non ho bisogno di accennare gli errori dell'articolo. Sono visibili. 11 dire: "dovunque la Francia fa male, non esiste Francia: dovunque un francese solo, se occorre, fa bene ivi è la Francia" sommerebbe a dire l'iniziativa permanente, non che agli italiani, alcuni dei quali hanno combattuto per la libertà, in ogni terra, ma alla China, se un chinese si trovasse involto nelle guerre pel bene: la Russia avrebbe l'iniziativa, perché Herzen è un uomo libero. Noi non siamo mallevadori delle nefandità regie, perché abbiamo Austria, Francia, stranieri sul collo: la Francia, che andò in Ispagna ed in Roma, che ha il Presidente, etc, con libera stampa, con voto con assemblea, è responsabile, come sono responsabili i socialisti del manifesto Lamartine accettato da essi, comunque non redatto da un socialista . S.EJ., voi. XLVI1, pp. 255-256.
30) S.E.I., voi. XLVII, p. 229.
31) Il 19 maggio 1852 la Corte d'Appello di Bruxelles a seguito di una protesta del­l'Ambasciatore francese aveva chiamato in giudizio i redattori responsabili della Nation per vilipendio continuato nei riguardi del Presidente della Repubblica francese Luigi Napoleone Bonaparte. Incriminati in modo particolare due artìcoli apparsi in gennaio di quell'anno intitolati: La Constitution de M. Louis Napoléon Bonaparte et le serment politique e Le Regime du décembre ne peut durer . Il terzo articolo apparso nella rubrica Bulletin francata aveva già subito un processo, al quale abbiamo accennato e che era finito con l'assoluzione. Richiamandosi ad una legge sulla stampa del 1816, che proibiva offese ai capi di Stato stranieri, il viceprocuratore generale M. Keymolcn, pubblico ministero, aveva impo­stato la sua accusa affermando che la libertà di stampa non significava licenza di vilipendio. M. Punk, incaricato della difesa, dimostrato che la legge del 1816 era stata abrogata e che comunque era apparsa in circostanze eccezionali, aveva poi, esaminando gli articoli incri­minati, provato che ogni accusa fatta a Napoleone era giusta e circostanziata, prima tra le altre quella di spergiuro per non aver tenuto fede al giuramento prestato come Presidente della Repubblica. Il 7 giugno un giuri composto di 10 membri, assolse i redattori della Nation: Potvin e Labarre con formula piena.