Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI BELGIO 1852; MAZZINI GIUSEPPE; <
> 1852
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1985
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319
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Mazzini e la Nation. 1852 319
tato a Mazzini, né agli altri italiani che gli erano vicino, perché Mazzini nel marzo del '52 scriveva alla madre a proposito del Rinnovamento: Del Gioberti non ho letto che il secondo volume: il primo non l'ho mai veduto...38) e si chiedeva come le nuove teorie dell'abate torinese si conciliassero con quelle passate, mentre pareva ignorare le critiche che il Gioberti gli faceva nella prima parte della sua opera: critica di cui venne informato insieme alla risentita risposta in sua difesa di Mauro Macchi.
Comunque il commento all'articolo del giornale parigino poteva andare benissimo sia ai redattori della Nation, che accettavano qualsiasi attacco alla stampa bonapartista, sia a Mazzini che ritrovava ancora una volta la conferma al suo credo politico.
Per altro controlli diretti su Friscia da Londra non ve n'erano molti; l'esule aveva infatti per la Sicilia, che nella futura progressione rivoluzionaria avrebbe dovuto insorgere per ultima, un interesse marginale e accettava del nuovo comitato siculo di Parigi la collaborazione, ma non il riconoscimento.
Il 20 giugno invece apparve in prima pagina della Nation un appello del Comitato nazionale italiano agli inglesi della società degli Amici d'Italia firmato: Mazzini, Saffi, Montecchi, Agostini e Quadrio, nel quale si esortavano i simpatizzanti della causa italiana ad adoperarsi perché il loro governo, in occasione di una ripresa rivoluzionaria appoggiasse decisamente le rivendicazioni italiane. Vi si affermava inoltre, molto chiaramente, che l'Italia sarebbe stata l'iniziatrice e la guida dei rivolgimenti europei.
Fu questo fino alla fine dell'anno l'ultimo documento che apparve nel giornale di Bruxelles con la firma di Mazzini. I redattori della Nation continuavano a considerarlo tra i loro collaboratori, si occupavano di lui con parole commosse in occasione della morte della madre, dimostravano la loro simpatia per il Comitato di Londra con una dettagliata relazione del funerale di Alberto Darasz,40* mostrando interesse per la sua successione in seno al Comitato stesso, ma il loro vero lavoro aveva preso un'altra direzione.
Nel luglio Potvin e Labarre avevano iniziato con successo incontri e collegamenti tra associazioni operaie e artigiane che volevano attirare nella loro sfera politica, mentre continuavano parallelamente la loro campagna antibonapartista che culminava nel settembre con la pubblicazione di cinque appelli successivi diretti ai repubblicani socialisti della Senna dal Comitato rivoluzionario socialista degli esuli francesi che cercavano di spingere alla ribellione i compatrioti, prima che il secondo 2 dicembre legittimasse definitivamente la dittatura napoleonica.
In complesso dunque una collaborazione piuttosto fiacca e sporadica. Ciò non toglie che alla fine del '52 i redattori della Nation ricordassero a
> S.E.I., voi. XLVII. p. 195.
3?) Lettera di Giorgio Tamajo a Rosolino Pilo: Dopo le dimissioni del Comitato Siciliano a Parigi, Cam azza e Friscia si offrirono al Comitato Nazionale Italiano come capi e direttori del Partito Democratico in Sicilia: sapete ancora che il comitato com'è uso di fare accettò semplicemente i loro lavori e che essi si misero subito all'opera aprendo delle corrispondenze in vari centri di emigrazione . EUGENIO CASANOVA, // Comitato centrale dt.t p. 291.
<> Alberto Darasz, rappresentante della Polonia nel Comitato centrale democratico europeo.