Rassegna storica del Risorgimento

MORELLI MICHELE
anno <1921>   pagina <32>
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ANTONIO MOBBfiLT.
Quando l'esercito costituzionale era stato già disfatto, ed io nulla ne sapeva, venne in Napoli il Generale Guglielmo Pepe, il quale mi tacque perfettamente la sua disfatta ed invece mi ordinò ohe avessi subito riunito detto squadrone perchè doveva formarsi un nuovo campo in Monteforte che egli sarebbe a momenti passato In Avellino. Lusingato dalle Sue assertive, mi portai da. Napoli in Nola dove era Silvati collo squadrone. Ivi da due giorni mi assi­curai del mendacio del generale Pepe e della disfatta che aveva ricevuta, nel vedere i disertori di truppa regolare e militi che arri­vavano a folla in Nola. Ma perchè il detto generale Pepe mi aveva incaricato di passare subito in Avellino collo squadrone partimmo a quest'effetto con Silvati. Ivi però non lo trovammo e quindi im­maginai che tutto era finito e conveniva metterci in salvo. Infatti, u sei ti da Avellino verso la Pratola, dissi agli ufficiali e soldati che ciascuno poteva ritirarsi. Bimasti io e Silvati proseguimmo il cam­mino verso la Puglia, girando vari paesi che non rammento. Quando cominciammo a sentire delle notizie che potevamo essere arrestati, procurammo di avere un imbarco. Oi riuscì di avere una barca per Albania. C'imbarcammo in una spiaggia della provincia di Bari. Il mare tempestoso oi sbalzò in un paese dello Stato "Raguseo deno­minato Stano (Stagno). Bestammo a bordo di quella barca ecl il padrone ci diede ad intendere che da Stano potevamo dirigerci in un paese confinante della Turchia, ove saremmo stati tranquilli. Oi sbarcò in detto villaggio di Stano, ov'egli calò a terra il primo per provvederci di una guida ed indi andò via. Colla direzione della guida preslmo alcune strade di' montagna e pervenimmo in un vil­laggio detto Popni (?). Ivi la guida ci lasciò. Trovammo abitanti quasi che selvaggi, pochissimi casamenti e pochissimi viveri, man­cando fra l'altro il pane. Quindi pensammo col detto mio compagno dì tornare in Stano, ed ivi presentarci agli uffficiali di sanità sulla lusinga, in cui ci aveva fatti cadere il padrone della barca, che non saremmo stati molestati. Ivi stiedimo dne giorni, ma poi fummo spe­diti con scorta in Bagusa, ove dagli ufficiali del governo fummo posti in contumacia per 22 giorni. In quel frattempo tanto io che Silvati fecimo il nostro Costituto, annunziandoci per negozianti Bo-mani. Dopo la contumacia, come il nostro Costituto fu creduto so­spettò fummo ambedue imprigionati. Mentre eravamo in prigione, da qualche persona che veniva a vederci oi fu detto che S. M. aveva perdonato tutta*. Credendo ciò vero, procurammo assicurarcene per mezao del Console napoletano, a cui manifestammo di essere ufficiali