Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE; MALTA STORIA 1864
anno <1985>   pagina <323>
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Malta e Garibaldi 1864
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di Malta, per più di due secoli governata dai cavalieri dell'ordine di San Giovanni di Gerusalemme sotto la suzrainelé del Re di Sicilia, e le modalità della sua unione all'impero britannico fornivano però ai maltesi i presup­posti per rivendicare un rapporto con la potenza coloniale ben diverso da quello di territori dalla civiltà assai più arretrata. Infatti i maltesi il 2 set­tembre 1798 si erano da soli ribellati ai francesi (che avevano conquistato l'isola nel giugno), irritati dalla loro politica anti-clericale e dalla spoliazione delle chiese e incoraggiati dalla sconfitta della flotta napoleonica ad Aboukir; la ribellione aveva conquistato tutta l'isola tranne le fortificazioni del grande porto di La Valletta, ove si era asserragliato il generale Vaubois. I maltesi costituirono una assemblea nazionale che invocò ed ottenne l'invio da parte dell'ammiraglio Nelson di una squadra portoghese e successivamente di alcuni vascelli britannici, che stabilirono il blocco dell'isola, ottenendo dopo due anni, il 5 settembre 1800, la capitolazione dei francesi.
L'articolo X del trattato di Amiens del 25 marzo 1802 stabilì il ritorno dell'arcipelago di Malta sotto il dominio dei cavalieri, ma i maltesi, che già precedentemente avevano espresso il loro desiderio di far parte dell'Impero britannico e il loro rifiuto dello screditato governo dell'Ordine, il 15 giugno 1802 approvarono attraverso i loro rappresentanti una Dichiarazione dei Diritti2) ove espressero la volontà di essere sudditi del Re d'Inghilterra: se questi avesse voluto rinunciare a tale sovranità solo i maltesi stessi avrebbero avuto il diritto di scegliersi un altro monarca. Allo stesso tempo i firmatari della dichiarazione intendevano vincolare il Sovrano ad un regime costituzionale con un Congresso Generale elettivo di 104 membri e soste­nevano che il vecchio Consiglio Popolare esistente sotto i cavalieri aveva poteri legislativi e di tassazione. Non sembrava ai maltesi contraddittorio richiedere che il Re d'Inghilterra, capo di una confessione protestante, assumesse nell'isola la protezione della religione cattolica, mantenendone inalterata la supremazia tradizionalmente goduta nell'arcipelago.
La ripresa della guerra contro Napoleone indusse l'Inghilterra a mante­nere Malta in suo possesso senza però accettare le richieste di stabilire un regime costituzionale, cosicché il 10 luglio 1811 diversi notabili maltesi indirizzarono al Sovrano una petizione per denunciare il dispotismo del regime vigente.3) Una commissione d'inchiesta parlamentare costituita nel 1812 tuttavia concluse drasticamente che un governo elettivo, rappresen­tativo, popolare era una "follia" impraticabile tra gente ignorante e super­stiziosa e l'agitazione in suo favore avrebbe dovuto essere stroncata.4)
2> Per il suo testo cfr. B. FIORENTINI, Malta rifugio di esuli e focolare ardente di cospirazione durante il Risorgimento italiano, Malta, 1966, p. 186. Per le vicende fin qui riassunte cfr. LAFERLA, op. cit., voi. I, pp. ii-xn, 1-28, ZAMMIT, op. cit., pp. 255-276, BLOUET, op. cit., pp. 159-166, GODECHOT, op. cit., pp. 78-91, SAVELLI, op. cit., pp. 249-309, P. PIERI, L'origine della dominazione inglese a Malta, in Archivio storico di Malta, a. IX, f. IV doglio-ottobre 1938), pp. 377-410.
3) Cfr. SMITH, op. eh., voi. I, pp. 4-5, LAFERLA, op. cit., voi. I, pp. 69-71.
4> Cosi riassume l'opinione della commissione SMITH, op. cit., voi. I, p. 6. Tra l'altro il rapporto esprimeva la convinzione che effetti nocivi sarebbero risultati dal conferire qualsiasi porzione di potere politico ad un popolo così singolarmente inadatto a goderne e che la costituzione di una assemblea legislativa deliberante sarebbe stata una misura foriera del più grande pericolo e comportante le più rovinose conseguenze (cit. ivi, p. 8).