Rassegna storica del Risorgimento
MORELLI MICHELE
anno
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1921
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MICHELE MORELLI
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napoletani, ed al medesimo fu contestato il generale perdono di S. M., meno che ad alcuno, che avesse commessi nuovi delitti dopo l'entrata delle armi tedesche. Passati altri giorni, fummo consegnati ad un padrone di barca, il quale, per evitare la contumacia, andò prima in Trieste. Di là passammo in Ancona ed ivi restammo a disposizione della Polizia. In Ancona trovammo notizie tutte diverse da quelle di Ragusa, cioè che il Governo di Napoli aveva ordinato l'arresto di tutti gli ufficiali che erano stati in Monteforte. Per queste notizie partii da Ancona io e Silvati con due gendarmi : quando fummo a Porto di Fermo, ove restammo la notte, pensai di fuggire e mi riusci (5). Di là ramingo attraversai le montagne di Abruzzo, e camminando di giorno e notte, arrivai in Oampomarino. Ivi, spossato di forza per Io strapazzo e per la mancanza di vitto, mi feci da quel tavernaio preparare un pollo. Non potendo più camminare a piedi, procurai anche di avere un cavallo di affitto col vetturino. Avendo dovuto cambiare una moneta d'oro dì da e. 4 per pagare il pranzo, ciò forse die motivo di credere che io avessi molto danaro. Partito da Campomarino, battendo una piccola strada, fui sorpreso da cinque ladri armati. Mi rubarono essi circa 16 o 17 carlini, non avendo avvertito che tenevo indosso nell'orlo della camicia circa due. 30 in moneta d'oro. Dopo varie battiture mi lasciarono malconcio, rubandomi anche le scarpe. Il vetturino col cavallo se ne andò via ; io aveva i piedi con piaghe e non potevo camminare. Alla meglio mi avviai per incontrare un paese, dove avessi potuto provvedermi di scarpe. Di notte arrivai in CMettU; ivi trovai una 'Casa terranea colla porta socchiusa : mi presentai al padrone di casa; egli per accidente era un calzolaio; gli chiesi un paio di scarpe, ma dissemi non averle e voleva travagliarle del giorno appresso. Ciò non faceva al mio caso ; mentre volevo andar via, vicino alla porta mi
(5) Vedi COLLETTA, Storia del Bearne di Napoli, Torino, Un. Tip. Ed., 1860, p, 328. .... Entrando per naturale bisogno in una cava, le guardie custodivano l'uscita; ma la spelonca, dilungandosi nel seno del monte, aveva altro varco nella valle opposta. Per quella il Morelli fuggi.