Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1985>   pagina <504>
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Libri e periodici
cerealicoltura protezionistica e latifondista del principe di Camporeale. Una situazione del genere si sarebbe ripetuta in Puglia tra Pavoncellì e Giusso, non a caso colleghi nei ministeri liberali dei primi del secolo, dopo che la sconfitta del post crispisrno e del­l'eredità sonniniana aveva costretto a defilarsi il Salandra, che rimaneva comunque politi­camente il loro leader naturale.
Capitalismo rurale, dunque, quello del Mezzogiorno, anziché agrario, secondo la fortunata formula di Franco De Felice, che tende esattamente a mettere in luce la perma­nenza di elementi strutturali e sociali antiquati al di sotto del dinamismo della trasforma­zióne economica e magari imprenditoriale: e perciò capitalismo non in grado di reggere all'ammodernamento tecnico sistematico che va realizzandosi al Nord, il nuovo ruolo del proprietario fondiario che l'A. esamina per fine Ottocento, la modernizzazione difficile di cui soprattutto il Barone ed il Cormio hanno parlato suggestivamente per il Mezzogiorno, e che l'A. sembra presentare opportunamente come difficilissima, giacché, anche per gli agrari siciliani e pugliesi tecnicamente più agguerriti ed avanzati, l'essere innanzitutto proprietari fondiari giustificherà sempre il loro predominio sociale e tale ruolo non verrà mai scavalcato da qualsiasi altra attività finanziaria da loro esercitata .
Da questo nuovo ruolo, più o meno modernamente interpretato, scaturisce l'organiz­zazione politica padronale, non certo il partito agrario, la cui mancata costituzione rappre­senta un tema non meno fascinoso mutatis mutandis di quella dei conservatori nazionali d'ispirazione cattolica, e sul quale l'A. avrebbe fatto bene a sostare un po' più ampiamente perché certi atteggiamenti di frazione e di ceto vengono fuori, in Parlamento e sulla stampa, da certe comuni letture, esperienze e sfumature culturali e civili, prima e meglio che non da un'organizzazione partitica vera e propria. Ma vi sono le associazioni locali, i questionari, le inchieste, di cui l'A. fornisce un'efficace panoramica, con certi incontri-scontri, come quelli tra il Niccolini ed il Serpieri, che prefigurano un braccio di ferro destinato a protrarsi per trent'anni, o con un clima etico-culturale che viene dalla Germania e dal socialismo della cattedra, affratellando in prospettiva statalistica il tardo crispisrno dì Maggiorino Ferraris (anche qui l'inevitabilità del carrefour Sonnino!) ed il cattolicismo sociale del Mauri, con parole d'ordine, l'affittanza collettiva, le cattedre ambulanti, i con­sorzi agrari del Raineri, destinate a far molta strada.
Il volume si conclude con una trattazione specifica riservata alla difesa soprattutto pugliese degli interessi del vigneto, i cui risvolti politici progressisti e radicali, alla luce non tanto del liberismo di principio quanto della democrazia rurale alla De Viti De Marco, avrebbero meritato anche qui qualche più diffusa attenzione, e con un excursus sulla cultura agronomica del primo Novecento, teso a scoprire Oreste Bordiga. ma con risultati che, anche rispetto al Coletti ed al Valenti, lo stesso A. è costretto a riconoscere piuttosto fragili e deludenti, confermando cosi la sensazione che i tecnici non riescano ad assumere, quanto meno nel Sud, funzione autentica di protagonisti, la quale ultima continua ad essere riservata ad personam al proprietario sempre più illuminato di sette-ottocentesca memoria, con le conseguenze d'immobilistico paternalismo sociale, prodromo d'un nuovo e non meno vittorioso braccio di ferro, quello col fascismo, ed appunto con Serpieri e con i discepoli di Bordiga, che si possono facilmente immaginare.
RAFFAELE COLAPIETRA
Roma Capitale J870-1911. ì Ministeri di Roma Capitale. L'insediamento degli uffici e la costruzione delle nuove sedi', Venezia, Marsilio (Vicenza, La Grafica Stampa Editrice), 1985, in 8, pp. 199. S.p.
Vi sono oggi diversi modi di scrivere la storia della città (e, all'interno di questa, la storia dei suoi più rilevanti edifici). Come qui spiega bene Giorgio Ciucci, la Mostra documentaria su I Ministeri di Roma capitale ha scelto quello interessante perché interdisciplinare che vede un vicendevole apporto della storia dell'architettura, della storia urbanistica e della storia politica (sia pur con una più forte sottolineatura del primo, e poi anche del secondo, elemento).
I buoni risultati di questa impostazione si sono visti nella Mostra, che è piaciuta