Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1985>   pagina <506>
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506 Libri e periodici
relativo ai rapporti con lo Stato, che un siffatto studio comporta, il mercato della terra è stato poco indagato e se non in maniera sporadica, con metodologie e risultati diversi: si vedano, ad esempio, per gli anni a noi più vicini, le ricerche del Cestaro o del Colapietra, di Raffaele Giura Longo o dell'Assante o dello Schiavo.1)
Su di esso richiama ora l'attenzione il Montroni, che pone ad oggetto del suo studio che risulta imperniato sulle vendite delle terre dell'Asse ecclesiastico una ben definita realtà regionale, la Campania, ed essenzialmente la Provincia di Terra di Lavoro, per la quale l'Autore ci offre a volte un quadro generale (come anche in realtà per la Campania), altre volte, anche quando si tratta di verificare un'ipotesi metodologica o suggerire schemi di lettura, procede col metodo dell'indagine campione (ma di ciò appresso discuteremo).
Il Montroni parte dal concetto di un capitalismo molto meno razionalizzante e semplificante dei processi sociali di quanto si possa credere soprattutto per il Sud, dove da una parte disgrega i diritti comunitari, elimina usi civici, ma dall'altra non esclude dal possesso della terra i braccianti: per concludere, sulla scorta del Davis,2) che il risultato è un aumento delle persone, o più precisamente delle famiglie promiscue, che non hanno, cioè, un unico modo di accedere alle risorse e che vivono in modo diverso il rapporto con la terra, che categorie concettuali vetero-marxiste (le classi) difficilmente hanno colto e possono riuscire a cogliere.
Le vicende delle vendite dei beni dello Stato diventano, così, per il Montroni (che accoglie recenti riserve espresse dal Lepre e dalla Gribaudì sulla storiografia sul Meridione),3) emblematiche di una realtà economico-sociale non priva di dinamismo, alla quale la tradizionale lettura dei problemi delle campagne meridionali non ci aveva abituato, tutta ferma a offrirci l'immagine di un Sud immobile; ed evidenziano il ruolo proprio da queste imprese-famiglie giocato.4)
Secondo il Montroni, le vendite dei terreni dell'Asse, mentre sottolineano la presenza di una nobiltà periferica alquanto imborghesita, attaccata tenacemente alla terra, ma squat­trinata, consentono di emergere a particolari gruppi appunto di notabilato locale (a diffe­renza delle vendite dei beni incamerati dallo Stato nel periodo francese), di un notabilato composto da imprese-famiglia proprietari terrieri/commercianti, ai quali si affiancano in modo considerevole anche altre imprese-famiglie composte di non possidenti /lavoratori di campagna part-time: con la conseguenza di consentire una notevole redistribuzione della terra a favore di queste, più che categorie, figure sociali.
Queste, però, riconosce il Montroni, si muovono lungo direttrici tradizionali, non determinano né progressi, né indirizzi nuovi in agricoltura. In altri termini, diciamo noi, quella che esce vincente è proprio la proprietà fondiaria di tipo assenteista, è proprio la rendita fondiaria parassitaria: e non era forse questa causa, ed effetto anche per altri versi, e segno tangibile dell'immobilismo delle campagne meridionali? A meno che non si voglia restringere il concetto stesso di immobilità e tout-court identificare il dinamismo non con fattori tecnico-aziendali ed economici (produzione, rese, innalzamento dei livelli tecnici delle aziende, miglioramenti fondiari, razionalizzazione delle tecniche e pratiche
') ANTONIO CESTARO, Aspetti delta questione demaniale nel Mezzogiorno, Brescia, 1963; RAFFAELE COLAPIETRA, CU acquirenti dei beni ecclesiastici in Abruzzo dopo l'Unità, in Annali di Storia economica e sociale, 1966; RAFFAELE GIURA LONGO, Clero e borghesia nella campagna meridionale, Matera, 1967; FRANCA ASSANTE, Francesco De Sancìis e l'asse ecclesiastico (1864-1867), Napoli, 1978; COSMO SCHIAVO, Proprietà, lavoro e potere nel corso dell'Ottocento. Indagine su un paese del Cilento, Casalvelino, 1980.
2) JOHN DAVIS, Antropologie delle società mediterranee. Un'analisi comparata, To­rino, 1980.
*) AURELIO LEPRE, Per un'interpretazione marxista della storia del Mezzogiorno, in Quaderni storici, 1978, pp. 314-352; GABRIELLA GRIBAUDÌ, Mediatori, Antropologia del potere democristiano nel Mezzogiorno, Torino, 1980.
4) Si tratta di figure sociali miste formate da proprietartaoramercianti-affìttuari; brac­cianti agricoli-affittuari, ma anche altro; proprietari-affittuari.