Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1820
anno <1921>   pagina <53>
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aero i Carbonari, particolarmente di Salerno, che pure si vantavano i primi...
È -un fatto certo che in Avellino la notizia della marcia a queUa volta del generale Campana produsse uno spavento generale, molti fuggirono, gli altri vi si andavano disponendo, e per non sembrare di fuggire per una voce vaga, per panico timore, fecero uscire in direzione di Salerno il capitano Paolella con circa trenta uomini di gente collettizia..., si fuggiva dunque da una parte e dall'altra. Se attuata si fosse l'entrata ; Nunziante in Avellino, le conseguenze sarebbero state di somma importanza. La ri unione in Monteforte di poche centinaia fra disertori e gente di rivolta si sa­rebbe trovata in cattiva posizione ed assai compromessa. Di fianco avevano il tenente generale Carrascosa con truppa in Giuntile; alle spalle, in Avellino, il Nunziante: necessariamente avrebbero dovuto abbandonare quellaposizione e sbandarsi, poiché il Carrascosa, che sin allora era rimasto nell'inazione e si era trattenuto a far discus­sioni col Nugent, nel sentire l'arrivo del Nunziante in Avellino, non poteva stare ulteriormente inoperoso.,, e la rivoluzione sarebbesi sop­pressa nello spuntare... .
I Tenenti Generali, commenta lo Stassano, dopo aver suscitata e voluta la rivolta, l'abbandonarono in balia dei carbonari, che ave­vano figurato da veri paggi da comedia e dimostrata la loro inef­ficacia. H Colletta ebbe cura di non trovarsi al comando nel mo­mento dello sviluppo della rivolta... e vi fecero comparire alla testa Guglielmo Pepe, persona di testa assai leggiera... .
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Errore o malafede politica, non è facile definire la condotta del Medici : certo la responsabib"tà della rivolta gli appartiene in gran parte, e, pur essendo solita negli avvéniménti non previsti, la voce del tradimento fu molto generalmente lanciata contro di lui. Se dob­biamo prestar qualche ècle al Canosa, retrivo fino al disgusto, il Medici, Uberale e giacobino nell'anima, accettando il potere pei' ar­ricchirsi, non bramò di poi che di rovinare la monarchia (1).
(1) Vita politica dal camllìero IMQÌ De Medici, Parigi 1832, e i Pifferi di Montagna, Dublino, ottobre I821> dottati dal Principe di Canosa.