Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1887-1895
anno <1986>   pagina <29>
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Càspi e i cattolici
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fino alle estreme conseguenze, ricorrendo anche al ricatto politico, 51> egli cercò sempre di mantenere l'azione sua e del governo nell'ambito del con­fronto politico e delle sedi istituzionali e di impedire che esso degenerasse nell'anticlericalismo intollerante fine a se stesso, *o al contrario affermando
p. 725), in realtà, il mondo laico non s'impegnò nella lotta in maniera sempre così compatta come Crispi auspicava (e che attenuava che fosse); non mancò talvolta qualche voce di dissenso, e proprio da parte di taluno fra gli intellettuali più impegnati in un indirizzo ideologico positivistico. Fu il caso di Aristide Gabelli, il quale vide nella legge sulle Opere Pie un pericoloso eccesso di intervento dello Stato nell'iniziativa privata, che turbava il naturale e libero evolversi della storia e indeboliva quei sentimenti tradizionali, che sono il più prezioso retaggio della vita civile, il più valido sostegno delle istituzioni [...] e la condizione indispensabile di qualunque miglioramento ; e, concludendo, ammoniva: noi non ci accorgiamo di essere [...] rivoluzionari senza saperlo (cfr. A. GABELLI, Il progetto di legge sulle istituzioni pubbliche di beneficenza, in Nuova Antologia, voi. 109, fase. II, 16 gennaio 1890, pp. 245-274; di lì a poco, sulle pagine della stessa rivista, gli rispondeva P. VILLARI, La riforma della beneficenza, ivi, voi. ili, fase. IX, 1 maggio 1890, pp. 5-40). 5i> Si veda, ad esempio, il tono e il linguaggio usati da Crispi al Senato nella tornata del 5 e 6 maggio 1890 di fronte alle difficoltà incontrate nel far approvare senza eccessive modificazioni l'art. 87 della legge, da lui deunito la base angolare della riforma e pertanto ritenuto irrinunciabile. In F. CRISPI, DP, voi. Ili, pp. 455-437.
32) Né mancarono le occasioni, in cui Crispi ebbe modo di offrire la prova concreta di questi suoi intenti: si veda, ad esempio, la risposta data nella tornata dell'I 1 maggio 1889 alle interrogazioni parlamentari dei deputati Cavallini e Pais-Serra, ambedue tendenti a provocare il governo sul comportamento da assumere al seguito di manifestazioni clericali e intransigenti emerse da alcuni Congressi cattolici tenutisi all'estero ( Il male non è nei Congressi cattolici, perché essi sono promossi unicamente [...] da chi ha interesse a promuo­verli. [...] Facciamo il dover nostro; siamo meno diffidenti degli altri popoli e più fiduciosi dei nostri diritti! L'Italia non teme questi inutili conati; l'Italia è forte abbastanza per far rispettare le sue ragioni ; in F. CRISPI, DP, voi. Ili, p. 542); ovvero si veda il fermo intervento pronunciato appena venti giorni dopo nel dibattito, suscitato dalle proposte di Baccarini e Cavallotti, in merito all'opportunità che il governo intervenisse alla festa per l*inaugurazione del monumento a Giordano Bruno ( Rimpetto ad una manifestazione della quale esso non ebbe l'iniziativa, il Governo non ha altro dovere che quello di rispettare la libertà dei promotori, di rispettarla in tutte le sue manifestazioni, e di tutelare l'ordine pubblico, ove la festa possa, per intolleranza religiosa venire turbata; e questo dover suo il Governo saprà adempiere. [...] Concludendo 11 Governo non interviene alla festa del 9 giugno, perché non è una festa ufficiale; in F. CRISPI, DP, voi. Ili, tornata del 1 giu­gno 1889, p. 344). Un'ulteriore conferma di quanto siamo venuti ora dicendo si può cogliere nel fatto che in Crispi non venne meno quell'interesse, quell'attenzione benevola per le condizioni del basso clero, a cui accennammo come a una delle componenti caratteristiche del suo atteggiamento ideologico e politico: Anche noi crediamo affermò al Senato durante la fase conclusiva della discussione della legge sulle Opere Pie sìa dovere del Parlamento pensare al basso clero, il quale è degno dei nostri aiuti. [...] Tutte le volte che alla Camera si è ragionato di questo argomento, io sono sempre stato favorevole al basso clero. Credo che sia stato uno dei peccati della rivoluzione italiana lo aver poco curato il basso clero. Credo pure che un Governo savio dovrebbe fare una legge apposita, per porre il basso clero in condizioni tali da conservare la sua dignità, e poter esercitare nobilmente il suo sacro ministero (in F. CRISPI, DP, voi. Ili, tornata del 5 maggio 1890, p. 434). E se solo si tiene presente il clima di generale intolleranza di quel periodo, non sarà difficile rendersi conto che queste parole (benché solo di parole si trattasse) rappresen­tavano pur sempre un fatto di notevole significalo.