Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1887-1895
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1986
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Filippo Mazzonis
nel caso dei Fasci siciliani e, di lì a poco, dei moti in Lunigìana, ovvero in prospettiva, come si temeva che fosse nei programmi del partito socialista; il blocco sociale dominante nato dal compromesso storico dell'87 si era rivelato alla prova dei fatti assai poco e male all'altezza del compito egemonico che avrebbe dovuto svolgere, dilacerandosi al proprio interno e aprendosi a uno scontro politico senza precedenti nella storia dell'Italia unita, di cui lo scandalo della Banca Romana con tutte le sue conseguenze politico-giudiziarie non fu che l'episodio più clamoroso e di cui le contrastanti pressioni sul governo in merito alle scelte di politica economica e coloniale erano l'espressione diretta ed evidente.57*
Per affrontare le tre emergenze (ordine pubblico, crisi economico-finanziaria, questione coloniale, ma di cui la prima era avvertita come più urgente), Crispi necessitava di alleanze politiche e di consenso: perdurando l'ostilità dell'opposizione costituzionale che faceva capo a Giolitti e Zanardelli, non essendo neppure immaginabile un qualsiasi rapporto con i socialisti (anzi, le loro organizzazioni erano nel mirino dell'azione repressiva del governo), e non potendo contare sull'appoggio dei radicali e delle altre correnti democratiche a cui, dopo l'era delle buone intenzioni durata appena lo spazio di un mattino , aveva bruscamente sbattuto la porta in faccia,58) non gli rimaneva altro che puntare sul sostegno della Destra e delle altre forze conservatrici.
Stando così le cose, i cattolici, almeno nell'ottica crispina del momento, potevano assumere una funzione molto importante: circa la loro approvazione e il loro appoggio a una soluzione repressiva dell'ordine pubblico che colpisse anarchici e e socialisti (per di più fatta in contrasto e a dispetto di democratici e radicali di ogni risma) c'era da essere sicuri, al di là di ogni ragionevole dubbio; sul piano dell'attività riformatrice dell'apparato amministrativo dello Stato Crispi sembrava ormai fermamente intenzionato a rinunciare alle precedenti ipotesi di democrazia autoritaria di ascendenza bismarkiana *> in favore di quel decentramento conservatore di ascendenza minghettiana e jaciniana, *> in cui, come si è detto, la partecipazione attiva dei cattolici rappresentava la conditio sine qua non; così come la ben nota influenza dei cattolici tra gli agrari poteva risultare decisiva, se non nell'assi-curare l'assenso, almeno nel contenere l'opposizione all'omnibus annunciato dal Sonnino; infine, evidente era l'importanza del contributo che la Chiesa e le sue organizzazioni missionarie potevano dare alla politica coloniale di Crispi dal momento in cui egli, in contrasto proprio con il Sonnino, aveva ormai deciso di seguire il Re, che sognava per sé la corona di imperatore, 61>
57) Sull'argomento si veda G. MANACORDA, Crisi economica e lotta politica in Italia. 1892-1896, Torino, 1968, pp. 140 sgg.
58) Cfr. M. GANCI, op. cit., p. 208.
59) La definizione è di R. ROMANELLI, L'Italia liberale cit., p. 349.
60) cfr. M. GANCI, op. cit., pp. 213-214. Riguardo agli aspetti più autoritari del programma di Crispi e della gestione personalistica della sua politica, cfr. S. ROMANO, Crispi. Progetto di una dittatura, Milano, 1973.
6D Sulle ambizioni coloniali di Umberto, cfr. U. ALPASSIO GRIMALDI, // re buono , Milano, 1970, in particolare pp. 309-320.