Rassegna storica del Risorgimento

ESERCITO PONTIFICIO 1850-1870
anno <1986>   pagina <183>
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B. Di Porlo-B. Montale
nei suoi inizi, specialmente da Nello Rosselli, e più volte visitato e lambito (sovente con incomprensioni ed avversioni) ma non ancora configurato nella complessiva fisionomia di corpo storico e perlustrato nell'interna logica (se non, con acute puntate, spiananti la strada, da Spadolini).
Per il disegno relativamente sommario del lavoro, l'operazione ha com­portato un taglio a volte riassuntivo nella delineazione di avvenimenti ed iniziative già esaurientemente trattati, ma sempre condotto, a ben guardare, col dosaggio adatto e nella luce, tanto discreta quanto specifica, della scelta tematica perseguita.
Il mio amico Cecchini, salvato con stretta sufficienza dalla Montale, ha dato meno adito a tale impressione di sommarietà, perché si è concentrato sull'ultimo decennio del Patto e della connessa problematica repubblicana, più vergine e meno percorsa dalle ricerche precedenti. Mentre io, prima di giungere a trattare egualmente un decennio di storia repubblicana e del Patto, in un saliente capitolo che vorrei fosse letto e digerito (a proposito di digestioni) con maggior ponderazione, ho dovuto e voluto cimentarmi, lungo i capitoli d'approccio, in saldature a stretto giro col grande mare del contesto risorgimentale e con una classica produzione da assimilare rapida­mente nel discorso introduttivo doppiamente necessario: cioè per la divulga­zione e per la reinterpretazione in una non settaria ottica repubblicana.
La divulgazione, purché non banalizzi e non falsi, è una dimensione della cultura alla quale gli studiosi dovrebbero guardare con maggiore curiosità e comprensione, per gli scopi cui assolve, per le questioni che presenta e per le sistemazioni a grandi e limpide linee che può generare.
La promozione editoriale da parte dell'ENDAS ha coerentemente desti­nato il libro, non soltanto ma particolarmente, a lettori non specialisti, cui dovevo (pena la perdita dell'utilità che la stessa Montale riconosce) ridise­gnare, fedelmente e in una certa scala, molti tratti della produzione prece­dente (cui comunque si dovrebbe fare, per chiarezza, riferimento), integran­doli, al tempo stesso, nel tessuto di una ricostruzione centrata sullo studio dei movimento operaio repubblicano.
La centralità del versante repubblicano non poteva voler dire ovattato isolamento, né riduzione degli imprescindibili nessi colle radici dei problemi sociali e mutualistici nel secolo, coi fondamentali precedenti subalpini (mi ha sorpreso la richiesta di tralasciare i congressi piemontesi) e con tutti i paralleli e concorrenti sviluppi di fermenti e prospettive tra le classi lavo­ratrici.
Posso, al riguardo, dire, con soddisfazione, di aver contemporaneamente lumeggiato gli intenti e i ricuperi del mutualismo moderato (dal tempo del Cavour all'apostolato del Luzzatti, passando per il pochissimo noto ed ora largamente esaminato congresso ta va ssiano dell'Argentina nell'aprile 1872). Posso anche dire di aver valutato nella sua differenza il filone pragmatistico-indipendente legato all'esemplare opera dei fratelli Boldrini, anche se poi messo alle corde dalla radicalizzazione della lotta. E di aver riconosciuto il giusto rilievo alla crescente presenza storica del socialismo ed alla correla­tiva incidenza storiografica del marxismo... al punto di sembrare al recensore poco repubblicano. Ed ancora di aver introdotto la ricorrente nozione del-l'incipiente ed avanzante movimento sociale cattolico.