Rassegna storica del Risorgimento

ESERCITO PONTIFICIO 1850-1870
anno <1986>   pagina <185>
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B. Di Porto-B. Montale
i non addetti ai lavori non è di per sé affatto negativo in un saggio rivolto ad un pubblico più vasto; né è denigratorio definire di riporto notizie tratte da studi noti e non da fonti sinora inedite (se non erro, tranne qualche rilievo marginale tratto dall'Archivio di Stato di Pisa, nulla di nuovo o di originale emerge dal volume). Io stessa, nel mio Mazzini e. le origini del movimento operaio italiano, nato da un corso universitario, ho tenuto conto della necessità di una sintesi didatticamente valida destinata agli studenti. Fatta questa premessa, mi chiedo: ha la storia del Patto intenti divul­gativi o scientifici? Forse entrambi: ma nell'uno e nell'altro caso le ipotesi di discussione sono numerose.
Di Porto la definisce indirizzata prevalentemente a lettori non specia­listi: proprio da questa affermazione nascono le mìe perplessità, forse non sufficientemente chiarite, sull'impostazione e sul metodo del lavoro. Chi inse­gna o divulga si rivolge in genere ad un pubblico che non conosce l'argo­mento, non dispone di un valido complemento bibliografico e non ha capacità metodologica. Deve per questo rendere accessibile a tutti, con chiarezza e semplicità e insieme con sufficiente completezza, nel testo, lo svolgimento del tema trattato. Divagazioni non indispensabili che allargano troppo il discorso facendo talora perdere di vista il motivo centrale, note spesso ricche ad abundantiam su aspetti e figure non strettamente pertinenti, e tuttavia non complete per quanto riguarda il filone mazziniano, e insieme il semplice rinvio ad altri testi per argomenti essenziali non facilita la lettura ai non addetti.
Storia del Patto significa, come discorso centrale e approfondito, motivi ispiratori, genesi, uomini, giornali, vita associativa, battaglie politiche e sociali. E ancora, statuti, quote, assistenza, cooperazione; congressi non solo generali, ma liguri, lombardi, toscani, romani e così via: tutti aspetti da affrontare analiticamente nel testo, limitando la sintesi al quadro generale, e non invitando il lettore ad ulteriori consultazioni che probabilmente non farà mai.
Di Porto sembra ritenere che la linea di svolgimento parta dai congressi piemontesi. Da un punto di vista formale, può apparire così; di mutuo soc­corso si parla su entrambi i versanti e in ambienti diversi: anche nelle Pie Società del 700. Di fatto, invece, emerge dalle fonti e non solo dai verbali manoscritti della consociazione genovese un'evidente e sostanziale estraneità di mentalità, di ispirazione, di scelte, di fini, di azione concreta. Al di là di una necessaria convivenza iniziale di facciata, puramente tattica, tra le due concezioni come scriverebbe Mazzini corre un abisso. Gli operai consociati considerano e lo affermano esplicitamente i lavoratori delle società moderate nemici della loro classe (perché di classe parlano), mentre pur nel dissenso rispettano gli internazionalisti. Per questo, anche in una necessaria inquadratura generale, gli altri filoni dell'associazionismo meritano uno spazio limitato, e comunque inferiore: cosa che non sempre accade.
Il Patto nasce, come ispirazione, dal mazzlnianesimo sociale (sui motivi ed esiti del quale l'interpretazione di Giuseppe Galasso mi sembra la più illuminante) che è anche politico: dal Mazzini del 184042, dall'ordinamento speciale per gli operai, dall'Apostolato Popolare.