Rassegna storica del Risorgimento
ESERCITO PONTIFICIO 1850-1870
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1986
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186
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Lettere al Direttore
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Di Porto certamente sa, ma non spiega, perché le associazioni genovesi nascono più tardi di qvielle piemontesi: non certo per pigrizia o concezioni ritardatane, ma per una ragione politica ben precisa.
Il Patto si fonda in concreto, su scala minore, come campione e prova, in Genova nel 1853 con la Consociazione operaia. Che è appunto un patto in nuce perché del futuro accordo del 71 ha le caratteristiche ideologiche, politiche, sociali, organizzative. È sufficiente un confronto di schemi e statuti per accertare la validità dell'affermazione. Che è poi esplicitamente ribadita da Savi, di cui ho pubblicato appunti autografi del '61 (Bollettino della Dómus Mazziniana, 1965, 2, pp. 74-76). Savi parla di federazione su scala nazionale delle società salva l'autonomia interna di ciascuna attribuendo agli operai, con l'unione, potenza reale .
Uniti potete domandare scrive, ed aggiunge: Io vi dirò che in limiti ristretti ha risolto il problema la Fratellanza Artigiana di Firenze, e la Consociazione di Genova. E giacché conosco meglio l'organizzazione della nostra Consociazione, mi permetterete che a scliiarimento brevemente la esponga . Parla dei regolamenti, dell'organizzazione, della direzione comune tramite un consolato democraticamente eletto di numerose società di mestiere, e soprattutto di significative realizzazioni concrete. Illustra i vantaggi di un organismo unitario non per sterile orgoglio municipale, ma per desiderio di farvi sentire i benefici dell'unione, e mostrare in piccolo che cosa potesse aspettarsi quando tutte le associazioni d'Italia saranno collegate ad un patto comune . Parla di interessi della classe lavoratrice , della falange dei barabba di cui bisogna conoscere praticamente le condizioni ; che deve, unita, eleggere uomini che debbono, all'occorrenza, uscire dalla stessa officina .
Savi non è una figura tra le tante, a cui basta dedicare un rinvio in nota; è uomo centrale, mazziniano ma personalissimo nella sua azione; molto sensibile, per estrazione ed esperienza diretta, alle condizioni dei popolani. E uno che parla di classe operaia più di quanto accada ad altri, nell'ambito delle società di mutuo soccorso; è adorato dai lavoratori per i quali è un capo carismatico ed un mito. Le sue carte disegnano, ante litteram, la genesi del Patto, anche se egli giungerà soltanto a vedere la formulazione dell'Afro, al cui abbozzo ha contribuito. Il Giornale delle Associazioni Operaie, la cui attenta lettura è fondamentale per la storia del Patto, è tra le sue concretizzazioni più significative, e non andava liquidato con un cenno. Sarebbe stato utilissimo un suo confronto con il contemporaneo Giornale degli Operai: due tipi di associazionismo paralleli ma assai diversi.
Il filone è dunque genovese: qui Emilio Costa offre una documentazione inoppugnabile, confrontando tra loro statuti piemontesi e liguri. Un semplice richiamo alla sua indagine non chiarisce il concetto ai lettori. Occorreva, a mio giudizio, dire qualcosa di più sul senso e sullo spirito di un associazionismo che per la connotazione politica, il carattere prevalentemente di mestiere, il tipo di finanziamenti, la funzione dei soci onorari, i pesanti interventi governativi con scioglimenti ed arresti ha una storia tutta sua, con caratterizzazioni precise. Certamente la storiografia marxista, pur così attenta a questi temi, non sempre ha illuminato aspetti ritenuti secondari: ma uno studioso di ispirazione repubblicana poteva offrire ulteriori importanti motivi di riflessione ai lettori. È una storia che rivela certo limiti ma una serie di