Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DI CRIMEA 1853-1856; RUSSIA OPERAZIONI NAVALI IN ARTIDE
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1986
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B. Di Porto-B. Montale
importanti realizzazioni concrete, e che è, insieme, storia del moto del '57, dell'Emancipatrice, della Falange Sacra, dell'A.R.U.
Per il periodo 1867-1871 così importante come matrice di sviluppi futuri anche se di comprensìbile crisi sarebbe stato utile un cenno alla pagina settimanale dell'Unità Italiana dedicata agli operai; alle diversificazioni anche sul piano sociale tra il quotidiano milanese e il Dovere, e soprattutto ai congressi regionali liguri del 1868 e del 1869, la cui importanza non è sfuggita alla storiografia marxista per la novità dei temi. Sono significativi nell'iter di nascita del Patto che come Alto viene accettato e reso operante. Di Porto accenna appena al primo congresso e ignora il secondo, ai pari di tutti quelli successivi: sono fonti importanti e offrono dati, indicazioni, temi di discussione illuminanti.
Sul tema Mazzini e la Comune perché non ricordare il puntuale lavoro di Renato Composto? E dopo il congresso di Roma del 71, sempre per completezza divulgativa e scientifica, seguendo una linea di svolgimento che non emerge solo dal Manacorda e dai congressi nazionali, del resto ormai infrequenti, perché non fare la storia del decennio attraverso l'esame dei convegni liguri del 72, 74, 76, 78, '80, '81? Non hanno un valore solo locale, perché offrono preziosi dati statistici e argomenti di interesse nazionale: progetto dì Consociazione Femminile, orari di lavoro, scioperi, ferie, cooperative di produzione e consumo, banche (sulle difficili vicende delle quali l'autore tace), casse invalidi, apprendistato, reciprocanza, e anche organizzazione militante delle forze rivoluzionarie del proletariato .
Erano, mi sembra, opportuni, riferimenti più completi non soltanto alla situazione di Romagna e Toscana (alla Liguria, patria di Mazzini, l'autore non dedica dopo il 71 neppure sintetiche citazioni in nota) ma anche di altre regioni. Il sud. è in particolare del tutto trascurato. I contributi, per quanto parziali e lacunosi, non mancano, ed era possibile delineare un quadro complessivo almeno nelle grandi linee, più ricco ed articolato nelle parti. Più preciso poteva essere il discorso sulla stampa (proprio sul Bollettino della Domus del 1968 un saggio è dedicato a questo tema) repubblicana e radicale, e sulle incrinature tra mazziniani puri e democratici-radicali all'interno dell'organizzazione del Patto.
Neppure un cenno a società numericamente importanti e in prima linea con grosse realizzazioni sociali e fiorenti cooperative come quella di Sam-pierdarena, sulla quale esistono, a parte il lavoro del Grendi, due numeri unici densi di notizie.
Di Porto contesta i miei giudizi sugli spazi: ma in una storia del Patto dedicare mezza paginetta al congresso di Napoli, in cui viene varato l'Atto, e sei pagine a quello Tavassì (che elegge una Permanente di cui fa parte Alessandro Rossi) mi sembra creare evidenti scompensi.
Certo, la vastità dei temi trarrebbe ad un discorso ampio che coinvolge problemi di carattere più generale. Alfonso Scirocco, ad esempio, ha dimostrato come a Napoli le influenze pisacaniane fossero negli anni anteriori all'80 inesistenti, confutando, a mio giudizio validamente, le tesi di Aldo Romano. Per quanto riguarda Villa Ruffi, è ormai accertato che Quadrio, cosi distante sul piano dei princìpi, non rifuggiva da alleanze con gli internazionalisti in vista di eventuali moti insurrezionali. Scriveva infatti a Dagnino in vista di un incontro programmato a Rimini, prima di Villa Rum: Accordo