Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DI CRIMEA 1853-1856; RUSSIA OPERAZIONI NAVALI IN ARTIDE
anno <1986>   pagina <189>
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B. Di Porto-B. Montale
rinviare a Bottai e Belloni era sufficiente che l'autore spiegasse cosa intende o cosa si intende per socialismo.
Sulla tesi di apoliticità delle società operaie, senza ricorrere a Sbarbaro era più semplice ricordare, nell'ambito democratico, Carlo Cattaneo e Maturo Macchi.
Per la storia del movimento operaio mazziniano nel decennio cavouriano era utile vedere Italia e Popolo, fonte ricca di indicazioni sul mutuo soccorso democratico.
L'autore nega recisamente il fatto quando parlo di citazioni di riporto. Ma se sul Congresso di Parma avesse visto gli articoli di Umberto Balestrazzi citati, avrebbe appreso che l'avvocato Olivieri, figura di rilievo della demo­crazia parmigiana, si chiamava Giovanni. Sulla questione religiosa, anziché ricordare solo Gnocchi Viani e Luti, era da porre in rilievo la figura di Campanella, in urto violento con Sani e Quadrio.
Sulla società romana prima del 70 Di Porto abbonda in citazioni, ma dimentica il lavoro fondamentale dì Fiorella Bartoccini.
Sulla polemica tra Quadrio e Garibaldi era soprattutto da considerare l'epistolario Quadrio-Dagnino conservato presso l'Istituto Mazziniano, dal quale ho tratto il mio recente saggio su L'ultimo Quadrio pubblicato recen­temente dalla Domus Mazziniana.
La citazione di Ernesto Morando, giornalista meno che mediocre che si affida alla memoria traditrice su uomini e vicende di mezzo secolo prima è oggi improponibile, specie quando sono apparsi, proprio sul Bollettino della Domus del 1968, studi più recenti e documentati. Sempre a proposito del Popolo, l'autore non ricorda evidentemente il mio saggio su La crisi re­pubblicana: era un giornale bizzoniano ed antimazziniano, e si rifiutava di pubblicare gli atti della Confederazione. Per questo era fuor di luogo cercare in esso relazioni documentate e complete della vita e delle riunioni dell'orga­nizzazione del Patto.
Su Siro Fava, debbo precisare ohe quando venni consultata non ero al corrente della sua collocazione geografica. Tenni però a sottolineare che le attribuzioni andavano fatte con molta cautela, e non in base alle irrilevanti rappresentanze congressuali.
Il discorso potrebbe continuare a lungo, ed è chiaramente impossibile un'analisi dettagliata in questa sede. Sulla mezzadria, problema complesso, la sola citazione di Sereni è insufficiente. Per la drammatica fase di tensione sociale del 73 Di Porto cita soltanto i moti di Calci: ma potrebbe anche dire di agitazioni di ben altra dimensione, e dello scioglimento da parte del governo della società dì Sampierdarena e della Consociazione Genovese.
Ancora qualche rilievo, per quanto riguarda il riconoscimento giuridico delle società operaie. L'autore afferma che quelle mazziniane vogliono la personalità giuridica sulla base del diritto comune: questo non è affatto vero per i liguri, che rifiutano ogni riconoscimento, contatto e intervento esterno. Le ragioni sono ovviamente prima di tutto politiche.
Una citazione era invece utile per Jacopo Virgilio, figura importante di massone-progressista che, alleato di Gualterio, fonda e dirige a Genova il Giornale degli Operai. Virgilio andrebbe studiato per la sua posizione oscil­lante tra democratici e moderati, ed ha comunque un peso non insignifi­cante nella corrente liberal-radicale genovese, anche sul piano amministrativo.