Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA INTERNA 1868-1869; MENABREA DI VAL DORA LUIGI F
anno
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1986
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pagina
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215
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206 Libri e periodici
cesco Foggini. È la Roma del pontificato di Papa Lambertini, che vede un fervore di riforme e di studi, presto inariditosi in eruditismo archeologizzante. In questo ambiente ricco di sollecitazioni scrive la sua prima opera, la biografia di Gian Vincenzo Gravina, col quale sentiva affinila spirituale. Quando Serrao capisce che il suo soggiorno a Roma non potrebbe apportargli ulteriori stimoli intellettuali torna in Calabria, a insegnare nel seminario di Tropea. Dalla sua azione si rileva come le sue tappe siano un metodico procedere per la scalata all'episcopato e l'elevazione della famiglia, alla quale Serrao si sentirà sempre molto legato. Tappa obbligatoria la capitale, dove non si fa incardinare nella diocesi, rimanendone estraneo, ma frequenta fin dall'inizio la corte. Introdotto da Nicola Fraggianni, si inserisce agevolmente in quel gruppo di accesi legalisti che avrebbe spinto fino all'abolizione dell'omaggio della Chinea. Nelle sue opere successive mostra severità di giudizio per la corruzione romana, per combattere la quale vedeva come unica soluzione l'intervento regio. Si trovavano così accomunati nel ritorno alle origini del Cristianesimo legalisti e riformatori religiosi. 1 suoi lavori trovavano ovviamente accaniti avversari a Roma, non solo fra i Gesuiti, e orecchie benevole a Napoli dove lo si premiò con l'incarico d'insegnare nelle Scuole Regie del Salvatore, eredi dell'attività didattica degli espulsi Gesuiti. L'incarico che tenne per un decennio fu di Catechismo, e si ispirò al suo giansenismo, provocando una rarefazione dei già scarsi alunni, che riluttavano a queste novità.
1 venti anni di fedele milizia regalista e di attiva partecipazione alle principali iniziative riformatrici del governo napoletano furono garanzia sufficiente perché Serrao ricevesse la nomina regia a vescovo di Potenza, comunicatagli con dispaccio del 7 giugno 1782 (p. 201). Per la diocesi, di patronato regio, era indispensabile l'assenso di Pio VI e a Roma il Serrao contava molti nemici. Ci volle un anno di manovre diplomatiche e l'abile intervento dell'ambasciatore spagnolo per farlo consacrare vescovo di Pre-potenza t come si cominciava a chiamarlo a Roma. L'importanza di questa nuova vittoria regalista costituì un precedente di cui si valse il ben più deciso Giuseppe II nella sua lotta giurisdi-zionalista. Il novello presule raggiunse quindi la sua diocesi ed il suo gregge, dove violenta era la differenza fra il colto e vivace ambiente della capitale e la povertà dei contadini, la grettezza del clero locale, soprattutto del capitolo, teso a conservare i suoi privilegi e le sue rendite, a scapito di qualsiasi vigorosa azione pastorale. Pure Serrao si sforza di mettere in pratica le sue idee, convoca in un sinodo diocesano i parroci riottosi, predica una maggiore disciplina del clero, contrasta con l'aiuto giuridico del fratello Elia, ormai affermato avvocato nella capitale, le usurpazioni dei vari diritti detenuti dalla curia diocesana nel territorio. Il suo maggior sforzo, quello di organizzare un seminario non riuscì, ma procedette, però, rigorosamente nell'esame dei candidati al sacerdozio. Non si lascia completamente assorbire dalla realtà locale: a Napoli lo chiamano spesso, come nel 1788 al tempo della più grave crisi con Roma, che vede l'abolizione della Chinea e l'espulsione del Nunzio. La sua mano fu vista nella redazione di alcuni libelli, letti con scandalo dai teologi romani. La vertenza divenne accesa, soprattutto sul diritto dei metropoliti a consacrare i vescovi suffragane!.. Era in nuce il germe di una Chiesa Nazionale che si celava sotto una contesa teologico-erudita. Non è un caso come si infittisca in questi anni il carteggio del Nostro con Scipione de' Ricci ed Henri Grégoire, esaltati dalla concreta possibilità dell'aiuto regio nella riforma della Chiesa.
Ma quest'uomo che auspica una chiesa depurata, austera, che personalmente rifugge dal lusso, stravede per la famiglia e nel suo testamento istituisce un fedecommisso, strumento biasimato dal Muratori e da tutti gli Illuministi, allo scopo di assicurare il benessere ai Serrao futuri, purché si dedichino all'attività forense. Acquista pure terre per i familiari dalla Cassa Sacra che ha il compito di lenire i disagi del catastrofico terremoto del 1783 e segna invece l'occasione di un decollo delle famiglie borghesi della Calabria Ultra in possesso di liquido . A seguito del sisma la natia Castelmonardo è abbandonata, e la sede del comune posta in Filadelfia, città costruita con intenti razionali più a valle. La famiglia primeggia oramai, e se il nipote prediletto del Nostro, Andrea Filadelfo sfugge alle stragi sanfediste, altri suoi esponenti ricoprono cariche importanti nel decennio francese, indubbiamente agevolati dall'aureola di martire della libertà che ricopriva il loro congiunto.