Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA INTERNA 1868-1869; MENABREA DI VAL DORA LUIGI F
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1986
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217
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Libri e periodici
Così chi vorrà trattare di storia veneta nei primi anni dell'800 farà bene a non dimenticare questo saggio.
11 volume ci è presentato autorevolmente dal Benzoni. Segretario dell'Istituto dì Storia della Società e dello Stato Veneziano della Fondazione Cini di Venezia.
GIOVANNI NETTO
PIETRO COLLETTA, La campagna d'Italia di Gioacchino Murat, a cura di CARLO ZAGHI (Strenna Utet 1982); Torino, Unione Tipografìco-Editrice Torinese, 1982, in 8, pp. LX1V-105. S.p.
Mantenendosi sulla linea indicata da Luigi Firpo che negli anni antecedenti ha curato le Strenne Utet, tale Casa Editrice presenta l'operetta edita a cura di Zaghi (particolarmente competente circa personaggi e vicende dell'età napoleonica), mettendo in circolazione un saggio del gen. Colletta assai noto per la Storia del reame di Napoli, scritta durante l'esìlio fiorentino dopo la rivoluzione del 1820-21 nell'Italia meridionale. La presente edizione condotta sul testo autografo e sulla prima edizione postuma (1847), arricchita da molteplici illustrazioni e note, è da segnalare per l'introduzione che da un lato tratteggia la figura di Gioacchino Murat soprattutto in rapporto al problema dell'indipendenza italiana, e dall'altro ricostruisce sotto il profilo politico e diplomatico le vicende di due anni cruciali per la storia europea, dalla battaglia di Lipsia a Waterloo, al Congresso di Vienna. Se il giudizio del governo austriaco e di qualche pubblicista sul tradimento del Murai durante la campagna militare del '14 è in diretto rapporto con la erìsi dell'alleanza austro-napoletana ancora prima della fuga di Napoleone dall'Elba, l'impresa del Murat per la liberazione d'Italia nel marzo del '15 a parte l'esito è definita una vera follia dallo stesso Colletta che vede scomparire nel giro di un paio di mesi ogni even tuale illusione sia per l'atteggiamento delle maggiori potenze (Austria e Inghilterra), sia per l'impreparazione-dìsorganizzazione durante la campagna; come scrive lo Zaghi, si trattava d'una impresa frettolosamente concepita, la quale per i rischi cui era esposta, gli obiettivi cui mirava e la radicale rottura che portava su tutto il fronte alleato, andava invece meditata e ponderata a lungo. Su questo punto le critiche del Colletta alla condotta del Murat hanno trovato una netta conferma nelle ricerche degli storici (p. XLI1I). Obiettivi poco chiari, composizione eterognea dell'esercito napoletano, carenza di difese e fortificazioni nel Regno (in caso di ritirata), mancanza di un vero e proprio piano di operazioni belliche, freddezza infine della popolazione della penisola concorsero ad aggravare una situazione difficile per l'impreparazione e l'imprudenza del Murat e per l'impiego di ingenti forze austriache, tanto che dopo la battaglia di Tolentino (2-3 maggio) la ritirala si trasformò in rotta, stando alle parole medesime del Colletta: L'armata, come torrente senza argini, vagava a suo grado . Al crollo del Regno (resa di Casalanza) tenne dietro la fine di un mito, dato che molti italiani, dietro il sovrano che predicava l'indipendenza d'Italia, vedevano il francese e il despota .
Una nota critica, concernente il Colletta e il testo pubblicato, completa il lavoro.
RENATO GIUSTI