Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA INTERNA 1868-1869; MENABREA DI VAL DORA LUIGI F
anno <1986>   pagina <218>
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Libri e periodici
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TERESA FIORONI, Lettere artistiche e familiari (1830-55), a cura di FRANCA PETRUCCI NARDELLI; Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1981, in 8, pp. VI-336. S.p.
Alla sezione artistico-letteraria della collana Bibliotheca Biographica appartiene questa raccolta di lettere di Teresa Fioroni, pittrice e miniaturista nata a Roma nel 1799 e ivi vissuta sino al 1830, anno in cui ella si sposò con l'incisore e medaglista tedesco Cari Friedrich Voigt; questi, avendo ottenuto il posto a Monaco di Baviera quale medaglista reale della locale zecca, si trasferì, con la giovane moglie, in Germania.
Come ricorda la curatrice dell'epistolario, Franca Petrucci Nardelli, le lettere della Fioroni, che ordinate cronologicamente e rilegate insieme costituiscono, oggi, il manoscritto Val. Lai. 13525, acquisito dalla Biblioteca Apostolica Vaticana nel periodo in cui era prefetto il cardinale Franz Ehrle, sono 122. Nel presente volume ne sono riportate 74.
Bella, a giudicare dai ritratti ed autoritratti pervenutici, sensibile ed intelligente, nonché dotata di un certo spirito, come dimostrano le sue lettere, Teresa Fioroni aveva ricevuto una buona educazione anche se, sembra potersi affermare, le condizioni di vita della sua famiglia d'origine, per quanto più che decorose, non dovettero mai essere elevatissime. Nel 1830, oltre al padre Nicolò ed alla madre Anna Rosa, l'uno originario di Viterbo, l'altra di Ariccia, la famiglia di Teresa comprendeva una vecchia zia materna, un fratello maggiore, Luigi, la cui attività pittorica influì in modo diretto sulla giovane, due sorelle minori nubili, Enrichetta e Francesca, ed un'altra, sposata, anch'essa minore, Angelina.
Delle missive che Teresa Fioroni scrive ai suoi, residenti nella sempre cara città di Roma, oltre all'interessante spaccato di vita di una famiglia media dell'Italia dell'800, quello che colpisce l'attenzione dello storico è il modo e la misura, con cui gli eventi più significativi dell'epoca vengono posti in risalto, o, più spesso, appena accennati. Occorre subito dire, a questo punto, che del Risorgimento e dei suoi bagliori ben poco emerge dalle lettere di Teresa. Animata da una profonda e sincera religiosità, la Fioroni, profondamente legata al Papa, sembra partecipare almeno emotivamente, alle vicende iniziali del Pontificato: Evviva Pio IX, Evviva li Romani che mostrano tanto zelo e patriottismo! (LA Giuseppe Capogrossi in data Monaco, 21 agosto 1847, p. 312). Ma poi, pienamente calata nel suo tempo, allorché ella assiste al crollo di ciò in cui crede, e soprattutto al venir meno del­l'ordine costituito, Teresa Fioroni manifesta la sua indignazione; in particolare soffre palese­mente per la fuga del Papa, la Repubblica Romana e l'abdicazione del Re di Baviera che, tra l'altro, nel caso specifico di Teresa e del marito, Cari Voigt, avrebbe influito diretta­mente sulle loro vicende economiche; Luigi I, infatti, era stato per anni loro protettore.
I riferimenti alle vicende storiche sono, dunque, appena accennati; negli scritti della Fioroni la vita scorre, nel!'evolversi giornaliero di vicende umane, ora felici, ora dolorose, ora frivole, ora impegnate . L'arte figurativa e la musica ne rivestono un ruolo premi­nente; lingua e stile, semplici, e infarciti di coloriture dialettali romanesche, peraltro, sono sempre molto gradevoli e garbate. Senza particolari velleità letterarie il genere rientra nel didascalico e nel descrittivo, ma il pregio maggiore dell'epistolario, a modesto avviso di chi scrive, è nella grande umanità che da esso trasuda in quanto capace di catturare l'attenzione del lettore come un romanzo, le cui venature a metà tra neoclassico e romantico, che si intrecciano sulla storia di una vita familiare, pur evidenti e continue, non appesantiscono, ma adornano, la narrazione del piccolo fatto quotidiano.
RAFFAELE ALESSANDRINI
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