Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA INTERNA 1868-1869; MENABREA DI VAL DORA LUIGI F
anno
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1986
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pagina
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222
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Libri e periodici
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modeste, cher General, vous oubliez d'ètre une puissance en Italie. En venant sur le contìnent vous auriez avec vous tout le pays, et mème l'armée. Ma tali incitamenti, si sa, erano destinati a rimanere lettera morta: Garibaldi era troppo leale e troppo patriota per scatenare la guerra civile in un momento così delicato. E preferiva rispondere dedicando poesie all'amica Anna e cercando di unire i più qualificati esponenti della Sinistra in un fronte unico contro la Destra. Il Pallavicino gli rimase amico ugualmente e fini per apprezzare i sentimenti del celebre amico.
La marchesa Anna si distinse poi nel 1870 nella richiesta, rivolta a nome delle donne italiane al Re, di graziare il caporale Barsanti implicato nel moto del patatrac (e poi fucilato ugualmente). E il 6 settembre Garibaldi le scrisse: Nell'affare Barsanti, voi avete seguito l'impulso del vostro nobile cuore. Dio vi benedica! Ai Reggitori di popoli assetati d'impudicizia e di sangue, maledizione! Essi han credulo d'intimorire il mondo con un atto scellerato, ch'essi chiamano energico, ma s'ingannano. Nel giorno del giudizio, i popoli ricorderanno i loro atroci misfatti... . A queste dure parole seguirono atti di netta dissociazione dal regime, se non dalla monarchia, del Nizzardo e dello stesso Pallavicino.
Tra l'altro Garibaldi (lettera ad Anna del 30 dicembre 1874) rinunciò alla pensione in suo favore decretata dal Parlamento e solo con il governo Depretis si decise, dopo molte insistenze e per impulso della povertà, ad accettarla.
Completano il volume, oltre ad una lunga introduzione storica, un utile indice dei nomi, che facilita la consultazione del testo.
GIANFRANCO E. DE PAOLI
GERMANO BEVILACQUA, / Mille di Marsala. Vita, morte, miracoli, fasti e nefasti; Calli ano (Trento), Manfrini editori, 1982, in 8, pp. 263. L. 16.000.
Anche se pervaso da una vis polemica verso l'attuale Repubblica e la classe politica italiana, il presente volumetto non è privo di utilità in quanto compie opportune comparazioni tra i diversi elenchi dei Mille, correzioni di errori, talora vistosi, e dà conto di alcune ricerche, specie anagrafiche, e di qualche nuovo documento. Tralasciando le pagine in cui l'autore si sofferma sugli ideali politici dei Mille o dei Siciliani, sui rapporti col clero, su eventuali giudizi inesatti dei contemporanei o degli storici citati, a noi interessano, ad es., le conferme di ordine quantitativo, gli elenchi dei Mille distinti per età, professione, mestiere, studi, provenienza ecc.; e da tali elenchi risulta un numero cospicuo di artigiani, operai, contadini (pressoché equivalente a quello di professionisti o studenti), mentre manca il numero dei possidenti, dei militari ecc. Tutte le notizie raccolte, e rielaborate per provincia, riguardano: Lombardia, Calabria, Campania, Trentino-Alto Adige, Romagna, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Campania, Marche, Lazio, Puglie, Umbria, Sardegna, Basilicata e Abruzzi e, per finire, gli stranieri. In un lavoro di questo genere sarebbe stato senz'altro assai utile un indice dei nomi.
RENATO GIUSTI