Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA INTERNA 1868-1869; MENABREA DI VAL DORA LUIGI F
anno <1986>   pagina <257>
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Vita dell'Istituto
Si può ben dire infatti che il fondamento morale e dottrinale dell'identità isolana nasca proprio in tale secolo come espressione molteplice e insieme coerente di caratteri organici di pensiero, intendendo per organicità di pensiero soprattutto un generoso atteggiamento di fondo, totalizzante.
Sotto questo punto di vista il Novecento sardo non farà che ispirarsi nei suoi momenti migliori a questo tipo di atteggiamento fondamentale, caso mai falsificandolo talvolta in dire­zioni edulcorate, evasive o apologetiche, o comunque disperdendolo, per recuperarlo in forme più agguerrite, anche se spesso ancora riduttive, solo nell'impulso intellettuale di questi ultimi decenni.
Ora, fra gli autori più rappresentativi di quel periodo di fondazione etimologica del-Yentità Sardegna si distingue senza dubbio Giovanni Siotto-Pintor.
Di lui cadeva l'anno scorso il centenario della morte, ma un'impari concomitanza con l'analogo anniversario garibaldino ha fatto rimbalzare l'appuntamento di un anno. Ciò non ha impedito tuttavia ad alcuni storici e studiosi isolani di ricordarne la figura e l'opera in una giornata di studio organizzata dall'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, col patrocinio del comune di Cagliari, tenuta sabato scorso nella sala consiliare del municipio cittadino.
L'incontro, che ha visto come relatori Tito Orrù, Manlio Brigaglia, Raimondo Turtas, M. Luisa Plaisant, Lorenzo Del Piano, Giovanni Siotto-Pintor, Giovanni Todde, Carlino Sole e Maria Corrias Corona, ha registrato anche notevoli interventi nel dibattito, fra i quali segnaliamo quelli di Giancarlo Sorgia, del sindaco di Cagliari Di Martino, di Girolamo Sotgiu, di Umberto Cardia e Paolo De Magistris. Ma, intanto, un'impressione e una consi­derazione preliminari sono forse da annotare.
L'impressione è che la figura di Siotto-Pintor sia tuttora per la storiografia sarda in genere una fonte quasi di sorpresa per la vastità e organicità degli interessi, il che non può a sua volta non apparire sorprendente; la considerazione, in parte derivata, è che sembrano mancare ancora su di lui, come del resto su altre figure chiave del pensiero politico dell'Ottocento sardo, degli studi d'insieme di carattere interpretativo che ne sintetizzino per così dire in giudizi complessivi la fisionomia intellettuale, se si esclude nella fattispecie l'informazione saggio bio-bibliografico di Tito Orrù che del resto si prefigge necessariamente prevalenti finalità analitico-documentarie. E ciò sembra tanto più importante in quanto la maggior parte dei relatori, fra cui lo stesso Orrù, sottolineavano peraltro nel convegno come il monumentalismo erudito che accompagna in Sardegna la gestazione delle idee regionalistiche ottocentesche sia di tale natura da presupporre una stretta e partecipata integrazione con la cultura italiana, cosa che troppo spesso si sottovaluta, sebbene ciò non riesca tuttavia a dissipare un che di indefinito e problematico nella personalità stessa di Siotto-Pintor.
È ben nota infatti la sua conversione dal liberalismo moderato fusionista e giovanile a una fase matura di critica del liberalismo e perfino di antiparlamentarismo, in cui riemer­gerebbero gli impliciti motivi meridionalistici e autonomistici del suo pensiero con un dina­mismo nuovo.
Anche M. Brigaglia si è soffermato su questo "sorprendente" clima di preparazione del 1848, autentica fucina della cultura sarda a giudicare dalle opere fondamentali della letteratura e storiografia isolana pubblicate in quegli anni: un clima favorito obiettivamente dall'impulso sociale di alcuni fatti nuovi, come la progressiva diffusione della pubblica istruzione, delle strutture culturali e dalla aumentata circolazione delle idee.
Insomma in tale periodo si sarebbe compiuta l'operazione della costruzione della memoria storica dei sardi, con il contributo dialettico non trascurabile di quello che Brigaglia ha chiamato lo "sguardo straniero" sull'isola, cioè l'opera dei viaggiatori e "scopritori" della Sardegna. Da tutto questo clima culturale sarebbe scaturita quella "ideologia nazionale sarda" dal carattere romantico e interclassista che avrebbe fornito il cemento ideologico delle giornate del 1847, cioè del moto fusionista.
Idea ripresa poi dal Sotgiu nella discussione con un'avvertenza sul carattere comunque precario e contraddittorio di tale piattaforma unitaria, alla quale furono estranee le masse contadine che non sentirono il problema della fusione, senza che ciò autorizzi peraltro a gettare un'ombra sul movimento intellettuale che preparò quell'evento.