Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO; SONNINO SIDNEY
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1986
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Antonio Jannazzo
siano state fatte nell'età liberale , > e cioè negli anni 1887-91 e poi direttamente come ministro delle Finanze e del Tesoro.
II viaggio in Sicilia del 1876 resta, in ogni caso, fondamentale nella formazione politica radicale e innovatrice di Sonnino; e gli lascia nell'animo una forte consapevolezza dei contrasti sociali e della dolorosa condizione meridionale, insieme all'individuazione dei primi segni di associazionismo contadino e della riottosità delle classi proprietarie siciliane a farsi carico degli interessi generali, oltre che di un moderno spirito imprenditoriale e capitalistico. Questi grandi contrasti sociali e queste arretratezze vengono denunciati da Sonnino all'interno di una sorta di pietas, consapevole della lunga catena di sfruttamento che passava attraverso il potere dei gabellotti, ma fuori da ogni calcolo di forze; e nella separazione di economia e di politica, di analisi sociale e di politica nazionale. Valga come esempio la richiesta di una sorta di democrazia rurale nell'ambito di un più generale radicalismo agrario; richiesta avanzata, in questa fase giovanile, fuori da ogni calcolo di compatibilità economica o di forze a livello più generale per comprendere la distanza da una superiore e più complessa politica nazionale. E infatti questa distanza comincerà ad essere colmata man mano che Sonnino riflette ulteriormente sulle necessità di rafforzamento dello Stato nazionale, trasferendo su di esso, e sui suoi equilibri, l'ansia sociale e l'utopia di una legge agraria quale gli proveniva dal meridionalismo.
Un balzo in avanti verrà compiuto da Sonnino intorno al 1880 di fronte alla drammatica questione del deficit del bilancio nazionale. Il nostro sistema finanziario, osservava Sonnino nel corso della campagna elettorale del 1880, gravita sproporzionalmente sul capitale impiegato nelle industrie, sul lavoro e in genere sulle classi meno agiate, di fronte al capitale ozioso e alle classi più ricche. Perloché, scorgendo nell'abolizione dell'imposta sul macinato un primo passo verso il ristabilimento dell'equità e della proporzionalità continua Sonnino voterò un tale provvedimento; e quando avesse a risultarne un disavanzo nel bilancio dello Stato, vi si provveda energicamente col ritoccare e rimaneggiare quelle imposte che gravano più specialmente sulle classi facoltose, come pure col frenare l'attuale sperpero del denaro dello Stato in troppo vasti e non maturati progetti di lavori pubblici di ben dubbia utilità generale . Il La lotta per l'equilibrio finanziario si identificava insomma, per Sonnino, con la giustizia fiscale, col miglioramento delle sorti delle classi agricole, con il risollevamento delle condizioni del Mezzogiorno e con l'espansione coloniale posta a sostegno del fenomeno migratorio. La battaglia per una forte finanza rimarrà, quindi, in Sonnino sempre simultanea alla ricerca della giustizia sociale. Queste convinzioni lo accompagneranno, inoltre, fino all'interno del governo Crispi quando, ministro del Tesoro e delle Finanze, andrà alla ricerca di una ripartizione più equa del carico fiscale, al fine di responsabilizzare le classi abbienti; e quando, agitando con tenacia questi temi, provocherà forti tensioni tra il governo e le classi agrarie e proprietarie, e causerà l'incri-namento e poi la rottura del fronte che sosteneva Crispi negli anni tra
i G. SPINI, Introduzione cit p. xxxi.
li) S. SONNINO, Manifesto agli elettori del collegio di San Casciano, In Scritti e discorsi extraparlamentari, 1870-1902, voi. 1, a cura di B.F. BROWN, Bari, 1972, p. 360.