Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO; SONNINO SIDNEY
anno <1986>   pagina <287>
immagine non disponibile

Sonnino e Crispi
287
vedranno presto delle brutte;36) ma egli stesso, nell'ormai lontano 1876 quando era giunto in Sicilia, aveva potuto osservare e cogliere a Valledolmo i primi segnali di un nuovo movimento contadino. Negli anni che erano passati, come Sonnino sapeva, la crisi si era approfondita. Lo Stato liberale non aveva portato a compimento quelle modificazioni alle disposizioni del Codice riguardanti i contratti agrari che potessero riparare ad alcuni dei più gravi sconci rivelati dalle ripetute inchieste agrarie; non aveva garan­tito il diritto al compenso per i miglioramenti agricoli; non aveva frenato l'usura che si fa per la prestazione della sementa al contadino ; non aveva impedito che i Monti frumentari si trasformassero in istituti di credito a favore dei proprietari; non aveva esteso il contratto di mezzadria secondo il tipo classico toscano, né aveva dato vita ad una classe di piccoli proprietari coltivatori . 37> Poi era arrivata la crisi agraria e il dazio sul grano che aveva inchiodato il Mezzogiorno sulle sue posizioni e aveva lasciato ai margini numerose classi produttive, piccoli proprietari e brac­cianti. Numerosi esponenti erano passati in Sicilia dal campo democratico e Crispino a quello più estremistico, collegandosi ad un movimento conta­dino già in subbuglio, sullo sfondo di inquietanti ipotesi di movimento separatista siciliano .
Il compito di Crispi, come presidente del Consiglio, e di Sonnino, come ministro del Tesoro e delle Finanze, si presenta, quindi, arduo. Già alla fine del 1892, un anno prima del suo ritorno al potere, Crispi aveva ripreso la sua ipotesi di colonizzazione del latifondo e l'aveva riproposta nella speranza che si mantenesse in Sicilia l'ordine e la serenità di spirito.39) Da qualche mese, dal 29 giugno del 1892, quando era stato costituito il Fascio dei lavoratori di Palermo, il movimento aveva acquistato una fisionomia pro­pria40) e Crispi aveva tentato di ricondurlo entro l'alveo istituzionale. L'inizio di questo atteggiamento proviene dalla linea del Giornale di Sicilia, notoriamente filo-crispino. Il giornale palermitano, infatti, aveva seguito con interesse e partecipazione il movimento dei Fasci e poi, quando Crispi era andato alla guida del governo, aveva rivolto numerosi inviti alla concilia­zione.4" Questi inviti erano in sintonia con le iniziali posizioni di Crispi e con la nota circolare ai prefetti nella quale si sottolineavano i vizi delle amministrazioni comunali e i soprusi dei galantuomini , si invitavano le autorità ad intervenire con energia per impedire giorni luttuosi e por­tare la pacificazione negli animi di coloro che vivono della loro opera manuale.42) Ma, come aveva telegrafato il prefetto di Girgenti, in seguito alla soppressione dei dazi deliberata da molti comuni, non si indicavano
36) Tripepi a Sonnino, Gallina, 22 settembre 1893, in S. SONNINO, Carteggio cit., p. 52. 37} s. SONNINO, Discorso pronunciato a Scandicci cit., pp. 545-546.
38) p. RENDA, / Fasci siciliani (1892-94), Torino, 1977, p. 234.
39) F. DB STEFANO - F. L. ODDO, Storia della Sicilia dal 1860 al 1910, Bari, 1963, p. 325. Cfr. F. CRISPI, Politica interna, Milano, 1924, p. 277.
40) F. RENDA, op. cit., p. 7. 40 Ivi, pp. 285-286.
*2) M p. 301.