Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FIORENTINI-SPAVENTA); FIORENTINO FRANCESCO LETTERE; S
anno <1986>   pagina <294>
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Vincenzo Pirro
sentimento di uguaglianza sorge una esigenza terribile nella coscienza delle moltitudini, alle quali non basta di essere uguali innanzi alla legge, ma intendono di sollevarsi, intendono di partecipare ai beni della vita, che nei secoli scorsi erano riservati soltanto ai pochi. Non si può dire civile un popolo che sappia solamente; come non dirò civile un popolo che goda solamente. La civiltà è l'unità della cultura e del benessere. Non si può dire popolo civile, dove solamente pochi sanno e godono, ma è veramente civile quel popolo in cui sanno e godono il maggior numero .3) Così par­lando, S. Spaventa non intendeva fare della demagogia e scavalcare a sinistra i democratici al governo, bensì ribadire che lo Stato liberale italiano, nato dal Risorgimento, non poteva limitarsi all'esercizio formale della giustizia, lasciando le masse fuori della cosa pubblica e in conflitto con la borghesia al potere, come accadeva in Inghilterra e in Francia con lo Stato di diritto , ma aveva l'obbligo di razionalizzare e dirigere l'economia, in nome di quella giustizia sostanziale, che è garanzia di unità sociale. Il liberalismo che egli difendeva, caratterizzato da una forte im­pronta sociale e statale, voleva essere un liberalismo maturo rispetto alla fase rivoluzionaria e antistatale, ben consapevole che gli attributi fondamentali dello Stato moderno sono l'autorità e la forza, ma l'autorità e la forza vera, che consiste nel rappresentare veramente ed efficacemente gli interessi comuni; nel dirigere la società nelle sue vie, non a prò di questa o quella classe, di questo o quell'uomo, sibbene di tutti.4)
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Tra gli amici di Spaventa nel 1876 sedeva alla Camera Francesco Fiorentino, il quale, quando la Camera si sciolse, volle dare forma specu­lativa al concetto dello Stato che il suo insigne amico aveva affermato vigorosamente; e nel Giornale napoletano di filosofia, lettere, scienze sociali e politiche scrisse due lettere allo stesso Spaventa sullo Stato moderno.
Filosofo e scrittore di varia umanità , Francesco Fiorentino faceva parte di quel manipolo di hegeliani meridionali (era nato a Sambiase, Catanzaro, il 1 maggio 1834), che difendeva l'idealità dello Stato contro gli ibridismi e le confusioni della democrazia progressista. A Montecitorio sedeva nei banchi della destra, donde potè ascoltare il discorso di S. Spa­venta e cogliere, al di là dell'occasione contingente, quel che di essenziale era in esso riguardo alla nuova funzione dello Stato moderno. Come lo Spaventa, anch'egli individuava il contrasto tra democratici e liberali nel diverso modo di intendere lo Stato, che per gli uni risulta dall'aggregato
3) hi, pp 227-228.
*) Ivi, p. 233.
5} Le Lettere a S. Spaventa, in Giornale napoletano di filosofìa e lettere, voi. Ili (1876), pp. 485-502, 598-611, furono sottratte all'oblio da G. GENTILE che le raccolse in un opuscolo col titolo: Lo Stato moderno e le polemiche liberali, Roma, De Alberti, 1924. Furono di poi ripubblicate da F. BATTAGLIA insieme ai saggi di A. C. DE MEIS, LO Stato e // Sovrano, in un volume dal titolo / problemi dello Stato moderno, con un'introduzione dello stesso BATTAGLIA, Bologna, Zanichelli, 1953, da cui si cita.