Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FIORENTINI-SPAVENTA); FIORENTINO FRANCESCO LETTERE; S
anno <1986>   pagina <295>
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Stato giuridico e Stato etico 295
degli individui, concepiti come semplici forze, per gli altri è autocoscienza della nazione. Si tratta, secondo il Fiorentino, di un contrasto che chiama in causa il concetto della libertà, giacché se lo Stato si considera alla maniera astratta ed estrinseca dei contrattualisti, come somma di arbitri individuali, è vuoto arbitrio esso stesso, e niente può infrenarlo; se invece lo Stato è un organismo etico, la libertà può essere efficacemente garantita, perché allora il limite che non può venirgli da fuori, scaturirà dall'interno della sua coscienza.6)
Il Fiorentino, che ragiona in termini hegeliani, di negazione e supera­mento, non nega che lo Stato di diritto abbia avuto un compito nella storia, ma fu compito negativo il suo, di una negatività dialettica da cui scaturì la positività dello Stato moderno. Egli compendia le negazioni dello Stato giuridico in queste tre formule: lo Stato non è di origine divina, ma umana; lo Stato non consiste nella semplice conquista del territorio; lo Stato non è fondato sulla necessità naturale della forza o dell'istinto, ma sulla consapevole libertà delle persone. Lo Stato giuridico, con la sua carica negativa e distruttiva, secondo il Fiorentino, ha fatto le sue estreme prove con la rivoluzione francese, che ha liquidato le ultime spoglie della teocrazia e della feudalità, e posto il fondamento dello Stato nell'uomo. Nell'uomo, però, considerato dal lato sensitivo più che dal lato etico; in guisa astratta anziché nella sua viva e concreta realtà: questo spiega perché la democrazia si rovesciò nel dispotismo, e alle dichiarazioni pompose dei diritti del­l'uomo successero, luttuose conseguenze, le stragi di settembre e il regno del terrore.7)
Perché fosse superata la crisi rivoluzionaria e instaurato un ordine etico avverte il Fiorentino era necessario concepire l'uomo nella sua concretezza, quale si rivela nella comunità sociale, congiunto con gli altri da vincoli naturali e morali, che formano l'insieme della cultura e che si esprimono nell'unità del linguaggio. Questa comunità originaria e prestatale è la nazione, su cui ha nuovo fondamento lo Stato moderno, il quale perciò non ha più da fare con l'individuo astratto, naturale, ma deve ricom­prendere un organismo di svariate attività che ha già una vita, un genio determinato, un costume, una letteratura, un linguaggio; una vita comune per medesimezza di origine; una cultura comune per medesimezza di lingua. A questo organismo nazionale lo Stato imprime il suggello di una più rigorosa e profonda unità: l'unità del volere, in cui propriamente consiste la coscienza politica .8)
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Quando parla dello Stato nazionale, come espressione dell'eticità, F. Fiorentino tiene presente l'Italia del Risorgimento, che ha raccolto le mem­bra della nazione nell'unità dello Stato. La contrapposizione tra Stato giuri-
6) Lettere di Francesco Fiorentino a Silvio Spaventa sullo Stato moderno, nel volume curato da F. BATTAGLIA dt.. pp. 134-135.
7> Ivi, pp, 135 sgg.
*> Ivi, p. 137.