Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FIORENTINI-SPAVENTA); FIORENTINO FRANCESCO LETTERE; S
anno <1986>   pagina <296>
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Vincenzo Pirro
dico e Stato etico, da lui teorizzata, presuppone e comprende la contrap­posizione tra la Rivoluzione francese e il Risorgimento italiano, e, più generalmente, tra la storia di Francia e la storia d'Italia È, questo, un motivo ricorrente nella letteratura politica italiana dell'Ottocento, di ispira­zione controrivoluzionaria e antigiacobina: un motivo che i liberali della destra riprendono anche con intenti polemici verso i democratici radicali, considerati seguaci dell'indirizzo francese, intellettualistico e antistorico. Tra gli altri, era stato ripreso da A.C. De Meis nel suo saggio su Lo Stato (1867), da cui, a quanto pare, il Fiorentino mutua alcune idee fondamentali e le sviluppa in chiave di dottrina dello Stato. 9> Giacché la sua preoccupa­zione, dopo il voto del 18 marzo 1876, è di carattere dottrinario, riguarda cioè la definizione del concetto di Stato quale è emerso dal Risorgimento liberale e che la Sinistra minaccia di vanificare, con la sua concezione meccanicistica e artificiale della vita politica e statuale.
Questo Stato è, per il Fiorentino, lo Stato nazionale, lo Stato nascente dalla profondità della nazione, il risultato di tutta la nostra storia, della coscienza collettiva di tutta la nazione, non in un giorno solo della vita, ma in tutti i secoli, fin da quando sorse la speranza di restaurare l'impero romano e si accorse di avere un genio distinto dagli altri popoli, che le dava il diritto di avere un proprio destino . Questo Stato è lo Stato etico, radicato nella più profonda coscienza del popolo italiano, il quale, anche nei secoli oscuri della sua storia, ha custodito la tradizione nazionale e la speranza del riscatto: finché non si è sentita la forza di recare in atto l'ideale di unità, e allora il nostro Stato, vissuto cinque secoli occulto nei penetrali della nostra coscienza, come puro ideale, passò pieno e vigo­roso nella realtà della storia . 10>
Fissato questo punto fondamentale, il Fiorentino può concludere che, se lo Stato meramente giuridico, quale uscì dalla rivoluzione francese, avendo a sostrato l'individuo astratto, potè limitarsi a tutelarne l'esteriore sicurezza, lo Stato moderno, emerso dall'organismo nazionale, che è concreto ed etico, non può tenersi contento a quella semplice guarentigia, ma deve penetrare più addentro, nell'indirizzo dell'attività nazionale, nella sua multi­forme varietà. Uno Stato vigoroso e potente, egli scrive allo Spaventa, ha mestieri di ricomprendere in sé tutta l'attività nazionale, di stimolarla, di moltiplicarla, di dirigerla, egli ha bisogno di conservarsi tanto di rimpetto agli individui come di rimpetto agli Stati; di conservarsi non solo mate­rialmente, ma moralmente, nel posto che la storia gli ha assegnato. Uno Stato meritevole di questo nome, deve sapere e deve potere; dev'essere prudente ma forte, deve prefiggersi de' fini, che mirino al progresso della civiltà umana, e deve avere la possibilità di compierli . u>
Per realizzare i suoi fini di civiltà, lo Stato, secondo il Fiorentino, non può ammettere il dualismo di potestà temporale e potestà spirituale,
9) Come il De Meis, anche 11 Fiorentino ò convinto che il vero primato morale e civile degli italiani consista nella fondazione dello Stato moderno. Fondando uno Stato nazionale, egli scrive, noi abbiamo schiuso una nuova via ed abbiamo i primi attuato il tipo dello stato moderno , Ivi, p. 140.
M> Ivi, pp. 147-148.
U) Ivi, p. 149.