Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (FIORENTINI-SPAVENTA); FIORENTINO FRANCESCO LETTERE; S
anno
<
1986
>
pagina
<
298
>
298
Vincenzo Pirro
la storia, si sia a mano a mano sempre più perfezionato, ingegnandosi di riconquistare l'antica fierezza, non è ehi possa revocarlo in dubbio. Se non che, riconquistandola, vi ha posto ei medesimo dei limiti, dentro i quali i cittadini potessero sviluppare quella libertà che loro compete come ad individui... La scuola, quindi, la chiesa, l'università, la corporazione, il comune, la società industriale, la banca sono come cerchi di varia estensione dentro una sfera massima che tutti li tiene racchiusi. Rinchiusi, beninteso, ma non distrutti, sebbene impotenti di balestrare oltre all'orbita designata a ciascuno; muovendosi per la loro via, ei sono obbligati ad equilibrare i movimenti intorno al centro comune . 14>
Questa concezione organicistica dello Stato, per cui ogni individuo, ogni ente privato, è organo di un organismo più vasto, appartiene propriamente alla cultura della Restaurazione, a cui il Fiorentino, come gli altri liberali delia destra, attinge per combattere l'atomismo sociale e il dispotismo ad esso congiunto. Concezione romantica, perciò, non immune da inflessioni naturalistiche, quali si avvertono in particolare nella cultura tedesca dell'Ottocento, ansiosa di edificare lo Stato sul fondamento della nazione naturalisticamente concepita. Ed è attraverso l'idea dell'organicità del corpo sociale che, nel pensiero di F. Fiorentino, il liberalismo nazionale si evolve e prende l'aspetto di liberalismo sociale . Lo Stato deve dirigere e intervenire, perché rappresenta l'universale ordine etico: ciò che non importa immediatamente all'individuo, può importare alla totalità dei cittadini, ciò che non sarà merce vendibile, potrà avere un valore ideale, a cui lo Stato non può rimanere estraneo e indifferente . Se è in gioco l'interesse pubblico, lo Stato ha il dovere di oltrepassare il momento formale del diritto, per intervenire e piegare tutte le altre esigenze che contrastano con l'universale. Così è stato per le poste e per i telegrafi, in cui lo Stato vide uno strumento indispensabile alla sua attività e ne tolse sopra di sé l'esercizio spiega il Fiorentino; così sarà per le ferrovie, non appena ei si accorgerà che esse sono non solo un veicolo di commercio interno e internazionale, ma soprattutto un potente strumento di sicurezza e di difesa.155
* * *
Si ha l'impressione, leggendo queste pagine, che al Fiorentino sia capitata la stessa cosa che a tanti uomini della Destra storica, provenienti dalla rivoluzione (il Fiorentino nel 1860 aveva lasciato gli studi e si era unito ai garibaldini di Calabria), cioè di ritrovarsi, al termine del lungo viaggio attraverso il liberalismo, sulle stesse posizioni del mazzinianesimo, al quale, in fondo, è accomunato dalla cultura romantica della restaurazione. La critica dell'individualismo e dell'utilitarismo inglese, nel Fiorentino, ha lo stesso tono della critica di Mazzini alla centralità dell'individuo e all'etica dell'interesse, su cui la democrazia inglese (e francese) faceva poggiare lo Stato. E così la critica alla rivoluzione francese, che si trova nel Fiorentino
w ivi, p. 150. 15) Ivi. p. 156.