Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FIORENTINI-SPAVENTA); FIORENTINO FRANCESCO LETTERE; S
anno <1986>   pagina <299>
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Stato giuridico e Stato etico
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come nel De Meis, ricorda quella di Mazzini, sia per la parte che si riferisce all'astratto egualitarismo, sia per la parte che si riferisce all'anti­storico cosmopolitismo. E infine, il concetto dello Stato sociale, comune al Fiorentino e allo Spaventa, non è diverso dal governo sociale di cui parla Mazzini, in antitesi al liberismo e al socialismo.
Il Fiorentino, come il Mazzini, non teme che lo Stato sociale possa dar luogo alla complicazione burocratica, all'assistenzialismo e al parassi­tismo, perché, così come egli lo concepisce, lo Stato sociale non è figlio del socialismo ma del liberalismo, poggia cioè sul primato della politica (etica) rispetto all'economìa. In effetti, egli approda al concetto dello Stato sociale dopo essere passato attraverso il concetto dello Stato nazionale e dello Stato etico, le cui matrici ideologiche sono nel liberalismo risorgi­mentale e non nel socialismo. Né il Fiorentino teme l'accentramento statale, lo statalismo assorbente, perché lo Stato di cui egli parla non è trascen­dente ma si distende per tutta la società civile, non è un Leviatano che ha il diritto di schiacciare gli individui, ma è la Giustizia storicamente operante. Con accenti platonici, ispirati da viva passione morale, cosi egli conclude la prima lettera allo Spaventa: Oveché ci voltiamo, lo Stato, quasi atmosfera spirituale, ci accerchia e ci compenetra... La mente dello Stato delibera nel parlamento; il suo criterio giudica nei tribunali; la sua volontà si compie nei gabinetti dei ministri; il suo braccio colpisce con la forza dei suoi eserciti. Dai merlati bastioni egli assicura le frontiere delle sue terre, dalla tolda delle sue navi protegge le coste delle sue marine. All'ombra della sua bandiera, simbolo della sua potenza, i cittadini, ovunque essa sventoli, si sentono protetti e sicuri; e quando quella potenza è minac­ciata, tutti sentono nella coscienza l'offesa di quella minaccia, tutti il bisogno e il dovere di rintuzzarla; né v'ha sacrificio che arresti quest'impeto generoso e concorde, fosse anche quello della propria persona . I6>
Non si può dire che il Fiorentino peccasse di statolatria e che avesse a soffrire di deliri statali : il suo senso dello Stato ha radici nella coscienza morale, nasce dalla consapevolezza che l'individuo è società, e nella società realizza la morale storica e concreta, che è poi la morale del dovere e della solidarietà sociale, da cui lo Stato deriva la forza della Legge e della giustizia. Queste sue lettere a Spaventa ne sono la testimonianza più viva e appassionata. Ciò non toglie che lo statalismo da lui propugnato, minacciasse di inaridire le fonti della stessa vita politica e statale, che sono nella libertà e nella cultura; o che il liberalismo nazionale e etico-sociale, da lui teorizzato, fosse suscettibile di sviluppi in senso opposto al liberalismo classico, di tipo cavouriano, fino ad approdare a forme di socialismo nazionale .
VINCENZO PIRRO
6) Ivi, p. 141.