Rassegna storica del Risorgimento
CONFINE ITALIANO 1918; DEAMBROSIS DELFINO RELAZIONE; GUERRA MON
anno
<
1986
>
pagina
<
305
>
Conversazioni Johnson-Deambrosis (1918) 305
10 gli risposi che è sempre meglio un lìume piuttosto che niente piuttosto che una piatta pianura spacciata ed uniforme ma che l'Isonzo era un mediocre ostacolo di per sé: nel suo corso superiore incassato fra monti che si dominano e si battono I'un l'altro da una sponda all'altra, nel suo corso inferiore, colla riva destra nettamente dominata dalle alture della riva sinistra.
Al di qua dell'Isonzo la porla di casa rimarrebbe completamente aperta. Se volessimo attaccare per difenderci saremmo obbligati ad un bis della lunga lotta sul Carso.
Le escursioni sulla fronte gli fecero toccare con mano la differenza di robustezza militare naturale tra la linea del Piave e quelle alpestri Vignola-Adamello.
Se ne mostrò perfettamente convinto, dichiarando aver accennato tale idea più che altro per acquistare argomenti militari di eventuali raffronti e confutazioni in Patria.
La frontiera Giulia fu esaminata, nel suo complesso dal Gail al Quarnero e nei particolari nel tratto di cerniera della regione dell'alto Isonzo. Di questa ultima ne fu fatta una discussione minuta su carte topografiche nella biblioteca dell'LG.M.
In complesso, sotto l'impressione di Caporetto. il maggiore Johnson si preoccupava di garantire militarmente quella cerniera, scardinata la quale, sarebbe girata tutta la linea di frontiera orientale.
Fu fatto l'esame dello spartiacque naturale (500.000 dell'LG.M.) Troghofel - Osternig-Saifmitz - Wischperg - Nevea - Cergnala - Predil - Tricorno - Bogatin - Monte Nero (Orientale) - Passo Podlanischam.
In sulle prime il maggiore Johnson osservò che una tale linea militare presentava l'inconveniente di un grande sviluppo a salienti e rientranti e di molti passi da difendere; gli sembrava più economico portarsi più indietro a difendere semplicemente le strette del Canale del Ferro e di Saga o i margini della Conca di Tolmino.
Ma di fronte alla ragione della pochissima profondità di montagna alle spalle che in tal modo ci sarebbe rimasta per garantirci in caso di improvviso rovescio in una di quelle strette, il maggiore Johnson si arrese spontaneamente e anche dal punto di vista tattico, data la natura di quei terreni dell'alto Fella, Alto Isonzo ecc., si convinse che non occorreva poi gran dispendio di forza per la difesa di quei passi ed invece le lunghe strette permettevano di protrarre abilmente la difesa contro un nemico ancor diviso.
* * 0
Dal Passo di Podlanischam al Quarnero dimostrai al maggiore Johnson (il quale era già perfettamente edotto del tipo di terreno) come militarmente si trattasse di zona senza barriere tattico-strategiche ben definite, nella quale occorreva impiegare quella massa d'esercizio appunto lasciataci libera da preoccupazioni grazie ad una buona frontiera nell'alto Adige.
11 terreno a pianalti lo convinse facilmente del vantaggio militare di possedere, di ciascuno di essi, il margine orientale dominante la conca nemica e cioè di far correre la frontiera lungo una linea all'ingresso segnata (500.000 ipsometrico dell'LG.M.) Passo Podlanischam, Passo d'Idria, Varco di Nauporto, Colle di Adelsberg, Bickagora, Nevoso, dando con ciò una fascia di terreno difensivo abbastanza profonda alle spalle di Trieste.
Che se invece i centri di Ober, Loitsch e Adelsberg si dovessero escludere converrebbe sempre militarmente possedere il margine orientale dei bastioni rappresentanti dai massicci Selva, Piro e Bickagora, colla cortina ritratta ad ovest di Adelsberg, ma colle spalle di detta cortina appoggiata al massiccio Nanos.
Il maggiore Johnson si fece spiegare le prerogative tattiche e strategiche di tal linea bastionata e si convinse del suo valore militare.
Dal Monte Nevoso al Quarnero evidente linea forte militare sarebbe lo spartiacque Nevoso, Belica, Risujak, Tuovic, Canale del Maltempo.