Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
anno
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1986
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pagina
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308
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308 Roberto Morozzo della Rocca
sfera del lavoro degli storici, sempre più angusto. Alberto Monticone avrebbe giustamente notato, in una rassegna del 1974, che l'indagine sulla classe dirigente presuppone una ricerca sui ceti popolari e comunque su quella parte del paese che non partecipava alla gestione dello Stato: ciò è tanto più necessario se si considera che una parte non indifferente dei gruppi politici di opposizione nel 1915 diverrà nel 1919 fattore determinante o almeno importante nelle decisioni politiche.2)
Certo la novità della presenza di Meda nei governi Boselli e Orlando non comportò alcuna sostanziale modifica nella direzione del paese e nella gestione della guerra. Tuttavia questo non autorizzava a dimenticare che le vaste masse cattoliche dovettero fare i loro conti e le loro scelte dinanzi alla guerra e rappresentarono un fattore decisivo, ancorché accentuatamente passivo, dell'equilibrio anche politico del paese in guerra. Non è il caso di ricorrere a confronti, non sempre rispettosi dei tempi lunghi a volte necessari per il giudizio storico, con le acquisizioni della più recente storiografia sulla Grande guerra, che ha ampliato il campo della ricerca per cogliere più in profondità motivazioni e atteggiamenti nel rapporto dei singoli e delle masse con il fenomeno bellico. Ma la storiografia tradizionale ha certamente preferito evitare l'approfondimento del problema, per essa forse scomodo, di quali orientamenti assumesse la classe dirigente nei confronti di quella porzione considerevole del paese e delle masse costituita dai cattolici, ai fini di ottenerne il consenso bellico e di incrementarlo poi secondo le esigenze del progredire del conflitto.
Lavori recenti, come quello di Bruti Liberati sul clero, 3> hanno il pregio di illustrare la complessità, la contradditorietà ed il carattere sempre precario del rapporto tra autorità civili e mondo ecclesiastico. Il governo italiano, e potrebbero richiamarsi lavori più remoti sugli stessi rapporti tra Stato e Chiesa,45 oscillò costantemente, verso i cattolici, tra una linea di rigido controllo e, se del caso, di repressione, ed una linea tesa a un coinvolgimento positivo in un clima di unione patriottica nazionale. Esiste ormai una copiosa documentazione sulle preoccupazioni della classe dirigente liberale per gli orientamenti dei cattolici, a testimonianza del vasto e multiforme impegno dei vertici governativi e delle varie strutture dello Stato per il controllo e l'utilizzazione dei cattolici. E fu un impegno specifico e articolato, studiato sulla misura del mondo cattolico, seppur rientrasse nella più generale condotta della classe dirigente intesa ad imporre ad ogni costo la consegna del gemelliano tacere e obbedire .
Ciò che desta invece maggiore stupore, nella particolare considerazione storiografica ricevuta dal mondo cattolico per gli anni della prima guerra mondiale, è la separazione, quasi il carattere di parentesi, delle vicende dei cattolici nel 1915-18 rispetto a quelle precedenti e successive degli stessi, che fino a pochi anni addietro ha dominato le interpretazioni della storiografia: di ispirazione più propriamente cattolica.
2) A. MONTICONE, La prima guerra mondiale, in Bibliografia dell'età del Risorgimento in onore di Alberto M, Ghlsalberti, t/IIl, Firenze, 1974, pp. 243-282, 252.
3) Cfr. L.- BRUTI LIBERATI, // clero italiano nella grande guerra, Roma, 1982.
4> Come U Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni di JEMOLO uscito per Einaudi nel 1948.