Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; SPINELLI BARILE DI CARIATI G
anno <1921>   pagina <87>
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LA. MISSIONE DEL PRINCIPE DI CARIATI A VIENNA NEL 1820 87
tm'udieaza per la sera. Mi recai all'ora stabilita, ma, siccome era ancora in conferenza, fece dirmi di lasciare le carte a lui dirette e di ritornare l'indomani. Tanto eseguii, ma il Ministro, essendo stato chiamato da S. M. Imperiale, fece dirmi che in giornata mi avrebbe scritto per indicarmi l'ora in cui poteva ricevermi, ed in effetti verso sera ebbi il bene di vederlo (1). Prese egli l'iniziativa per gli affari di Napoli, dichiarando preliminarmente che egli par- lava a me e non già all'Inviato di S. M. Siciliana. Lungo fu il suo ragionamento nel dimostrare la mostruosità dell'avvenuto in Napoli, l'impossibilità di riconoscersi dall'Austria un tale ordine di cose tendente al sovvertimento di tutti i governi. V'armata e la setta dei Carbonari dettavano maggiormente i sentimenti odiosi dai quali il Ministro era animato.
Quanto poteva dirsi per convincerlo che qualche militare e non l'armata aveva avuto parte nel cangiamento avvenuto, fu si- curamente da me detto. In quanto alla setta, intrapresi dimostrar-gli che ormai essa era talmente estesa, che non più poteva chia- marsi setta, e che i desiderii avevano li settarii di ottenere un go- verno temperato eran divenuti desiderii generali, e perciò la setta dei Carbonari poteva chiamarsi la setta napoletana (2).
o Mi soggiunse il Principe Mettermeli : Farò conoscere a S. M. il vostro arrivo, ma anticipatamente debbo dirvi che, te-fi nendo il gabinetto austriaco a certe date forme, difficilmente S. M. riceverà la lettera del Principe Ereditario di Napoli, che egli par­
ti). Il ritardo con cui fu ricevuto il Cariati dipese certamente dall'incer­tezza in cui era la Corte di Vienna circa il contegno da tenere verso l'in­viato napoletano.
(2). Il Cariati tenne a far risaltare nel suo discorso, ohe fu senza dubbio piti lungo di quanto appare dalla relaziono, il proposito del suo governo, che rispecchiava le idee della parte moderata, un tempo muratiana, di togliere ai Carbonari ogni influenza nella cosa pubblica e di istituire un regime co­stituzionale temperato e solido come quello ohe esisteva in Francia, l'unico che potesse venir tollerato in Italia in quel tempo. Se si vuole intendere l'atteggiamento del Mettermeli verso l'inviato napoletano, che non fu tanto ostile quanto si è voluto far credere da taluni, occorre tener presente la dif­ferenza che esisteva fra i Carbonari, che avevano promosso il movimento e i muratiani, ohe tenevano in mano il potere.