Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
anno <1986>   pagina <314>
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314 Roberto Morozzo della Rocca
biografie di Sturzo, Murri, F.L. Ferrari, Miglioli, Meda, Micheli, GaUarati Scotti a quelle di p. Gemelli, p. Bevilacqua, don Minzoni, don Mazzolare oppure di Angelo Giuseppe Roncalli e del giovane Montini. In questi lavori, come pure in numerose indagini effettuate su realtà locali, da quelle di Ballini su Firenze24) a quelle di Borzomati sulla Calabria,25) sono stati raccolti dati ed elementi nuovi, così che si può disporre oggi di un quadro di sintesi piuttosto dettagliato sulle varie posizioni e scelte politiche dei cattolici di fronte alla guerra.
Il risultato di questa visione d'insieme è, per l'appunto, quello di una estrema divisione dei cattolici, diversa comunque dalle differenziazioni in­terne del movimento cattolico nel 1915-18 che emergono in seguito all'aggiun­gersi di contributi su questo o quel giornale locale, sul singolo deputato di provincia, sugli animatori di un circolo culturale periferico. Il moltiplicarsi delle ricerche, pur necessarie, sulle espressioni più diverse del movimento cattolico di fronte alla guerra, ha forse ingenerato qualche fraintendimento. Occorre ricordare che il movimento cattolico italiano sotto il pontificato di Benedetto XV giunge quasi subito, dopo la frantumazione e la accentuata dipendenza dalle gerarchie ecclesiastiche locali voluta da Pio X, a ricomporsi in una qualche unità sotto la direzione dell'Unione Popolare di Dalla Torre e della sua Giunta direttiva di Azione cattolica, di cui Sturzo era segretario. Per quanto fragile, il rinnovato coordinamento di tanta parte delle energie cattoliche nell'Unione Popolare non può paragonarsi, quanto a rappresenta­tività, al peso assai inferiore che tra i cattolici italiani avevano singoli gruppi e personaggi spesso portavoce solo di se stessi. La nuova Azione cattolica poteva contare sulla forza delle infinite braccia che erano i tanti comitati diocesani e parrocchiali in cui si articolava, specie in Alta Italia.
In un periodo della storia dell'associazionismo cattolico italiano in cui impegno politico e vita religiosa erano ancora strettamente connessi poi­ché tale distinzione si avrà nettamente solo nel 1919, con la nascita del PPI e l'assegnazione all'Azione cattolica di compiti che si volevano esclusivamente religiosi era impensabile che la rappresentatività del mondo cattolico italiano fosse affidata a gruppi e personaggi qualsiasi, svincolati dall'organiz­zazione ecclesiastica della Chiesa italiana. Non che l'Azione cattolica com­prendesse tutti i cattolici organizzati e fosse quindi il movimento catto­lico . Ma ne era l'espressione certo più ampia ed autorevole, a cui i cattolici italiani in generale dovevano fare riferimento se in campo politico volevano avere indicazioni pratiche con valore di ufficialità. Quando il 5 gennaio 1915 Dalla Torre illustra la formula della neutralità condizionata (differente beninteso da altre neutralità condizionate già enunciate in campo catto­lico, ad esempio da p. Gemelli) questa diviene, secondo il senso comune, la posizione ufficiale dei cattolici.
La divisione dei cattolici di fronte alla guerra non passava dunque solo o prevalentemente attraverso le diverse opinioni espresse da differenti cerchie di intellettuali o da singoli personaggi ed ecclesiastici a vario titolo eminenti. La divisione, in un mondo cattolico in cui le masse erano bene o male
24) Cfr. P. L. BALLINI, // movimento cattolico a Virente {1900-1919), Rama, 1969.
25) Cfr. P. BORZOMATI, Aspetti religiosi e storia del movimento cattolico in Calabria (1860-1919), Roma, 1967.