Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
anno
<
1986
>
pagina
<
316
>
316
Roberto Morozzo della Rocca
Come ha scritto Temolo, il soldato italiano non potè mai temere che la sua non fosse una guerra lecita, fosse una guerra non benedetta .
Accanto alla dirigenza del movimento cattolico vi era tuttavia la gran massa del popolo cattolico, contadini, operai, artigiani. Questi avversavano la guerra, non ne riconoscevano i motivi e la necessità, e vivevano in costante attesa del ritorno alla pace. La prudenza spesso dimostrata dal clero specie dal basso clero a contatto diretto con i fedeli nell'adottare la retorica fraseologia patriottica o nell'invitare a compiere il proprio dovere verso la nazione, riflette questa situazione, oltre che il possibile convincimento di coscienza della radicale perversità della guerra. Questo dato dell'opposizione delle masse cattoliche alla guerra, differente nell'insieme dal più complesso e sfumato atteggiamento del clero sia alto che basso, è una acquisizione degli studi degli ultimi anni, benché spiragli in questo senso si fossero aperti anche in passato. Prima di fermarmi su questo punto vorrei però ricordare ancora come la confusione e la sovrapposizione di differenti idee e tendenze politiche aggravassero in campo cattolico, nel 1915-18 più che in precedenza, le lacerazioni interne già acuite da un evento esterno come la guerra.
Molto si è scritto sugli orientamenti politici prevalenti tra i cattolici nel 1915-18. Spesso s'è data la prevalenza ai cosiddetti clerico-moderati e s'è individuata come centrale la figura di Meda. Gli stessi autori hanno poi generalmente teso ad esaltare la nascita del PPI quale una sorta di riscatto dai cedimenti e dall'asserito servilismo dei clerico-moderati nei confronti dei liberali.30) Se si osserva la storia del movimento cattolico all'infuori di uno schema che ne vede soprattutto lo sviluppo progressivo verso la costituzione di un partito cattolico o di ispirazione cattolica oppure verso una distinzione tra fede e politica, il giudizio va modificato.
È vero che negli anni della guerra il nome di Meda risuonò più frequentemente di quelli di altri esponenti cattolici di rilievo. Altrettanto certo è che i cattolici in generale furono piuttosto assenti dalla scena politica a livello nazionale, limitandosi ad obbedire a quanto i vari governi di guerra decidevano e rinunciando ad affermare apertamente propri progetti politici specifici. Tuttavia nel mondo cattolico i clerico-moderati sono rappresentativi solo limitatamente e, nel corso del conflitto, la loro linea politica viene affiancata e intersecata da altre linee che emergono nel rapporto tra i cattolici e la politica.
Diventa anzitutto più evidente la scelta di tanti di mischiare i contenuti dell'azione e del patrimonio politico del movimento cattolico alle tematiche di differenti forze politiche. Molti cattolici ripetono cioè quanto affermano le forze politiche più diverse, dai nazionalisti ai giolittiani puri, ai socialisti più ortodossi. Del resto anche in seno al più circoscritto clerico-moderatismo convivono differenti orientamenti.
A questa confusa ricerca di identificazione in differenti forze politiche fa riscontro peraltro anche la tendenza alla creazione di espressioni autonome
29) A.C. JEMOLO, Chiesa e Stato in Italia dalla unificazione ai giorni nostri, Torino, 19785, pp. 164-165.
3) Si veda in questo senso il fine contributo di PRANDI al convegno di Spoleto dei 1962 {Benedetto XV, i cattolici... cit.).