Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
anno <1986>   pagina <318>
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318 Roberto Morozzo della Rocca
soprattutto si esalta la riconciliazione tra religione e patria, in Italia non meno che in Francia o in Germania, malgrado le evidenti riserve della Santa Sede. Si viene cosi a comporre quel concetto di religione nazionale che tanto successo avrà in epoca fascista. La confusione è notevole. Certa­mente la nuova idea di civiltà cristiana invocata durante la guerra dai vescovi più, patriottici o dai cappellani militari potrebbe in linea teorica essere accostata senza scandalo all'instaurare omnia in Chrìsto proclamato da Pio XI pochi anni più in là. Ma il contesto della guerra unisce stretta­mente questa speranza di restaurazione cristiana al patriottismo, alla risco­perta della nazione, all'intervento delle autorità civili e militari, all'autorita­rismo dell'imposizione coatta. In altri momenti della storia della Chiesa italiana la restaurazione di una società cristiana sarebbe stata perseguita con strumenti più religiosi e con maggiore fiducia nella libera persuasione degli spiriti. Non così avviene nel periodo della guerra in cui, per di più, ci si allontana pure dai modelli dell'intransigentismo classico, che attuava la riconquista cristiana a partire anche dalle masse popolari, dal paese reale rappresentato dal cattolicesimo popolare. In questi anni l'intransigen-tismo è ormai al tramonto.
Le differenti soluzioni politiche intraviste dai cattolici italiani nel 1915-18 in certo senso venivano da lontano e andavano anche lontano. Ma nel-rmdeterminatezza e nell'eccezionalità del difficile momento acquistano con­torni particolari, mentre nella riflessione dei singoli gruppi e individui si presentano spesso sovrapposte l'una all'altra. L'idea di restaurazione cristiana della società, avvertita con maggiore o minore intensità secondo le coscienze, poteva ben coesistere con i diversi tipi di opzione politica dei cattolici. La distanza esistente tra queste opzioni politiche non era in effetti incolmabile, come dimostrerà la confluenza generalizzata di tanti nel PPL Ma proprio le ambiguità e i trasformismi che si sarebbero palesati al moménto di massima apparente unità, nell'ammucchiarsi di tutti sul carro del PPI, avreb­bero rivelato la confusione e le discordie, laddove forse maggiori e più corag­giose distinzioni avrebbero giovato al reciproco comprendersi e al comune impegno politico.
Alle posizioni politiche dei vertici dirigenti e borghesi del movimento cattolico corrispondeva da parte delle masse popolari cattoliche una accen­tuata passività, quasi un'indifferenza per le vicende politiche generali. Giusta­mente alcuni anni addietro Alberto Monticene parlava di una sostanziale subcultura politica delle masse cattoliche.35) Queste si trovarono ad appog­giare inconsapevolmente quello Stato che per effetto della lunga predicazione intransigente erano ancora restie ad accettare. Troppo marcata era la loro ignoranza dei termini della lotta politica, cui si univa l'assenza di interesse per i problemi dello Stato e delle sue istituzioni. Il rifiuto della guerra non seppe superare tra le masse cattoliche un livello di coscienza per così dire prepolitico. Se insomma i vertici del movimento cattolico erano incapaci di proposte politiche organiche e fondate su un unitario consenso, che li faces­sero uscire dalla subordinazione alla classe governativa liberale, le masse cattoliche fornivano ancor meno contributi in questo senso- ed apparivano lontane dalle problematiche politiche dei loro dirigenti.
35) Cfr. MONTICONE, // movimento cattolico... cit.. pp. 952-953.