Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
anno <1986>   pagina <321>
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I cattolici nella prima guerra mondiale 321
durante il pontificato di Benedetto XV hanno pure dimostrato la difficoltà per il laicato cattolico organizzato di dare contenuto all'impegno nel campo specificamente religioso, evitando le continue fughe nell'azione politica, so­ciale, sindacale.4 La nascita del PPI avrebbe gettato l'Azione cattolica in una profonda crisi d'identità: nessuno riuscì per anni ad indicare a quel troncone del movimento cattolico rimasto, dopo il distacco del troncone politico guidato da Sturzo, ad occuparsi della formazione religiosa e dell'apostolato, cosa dovesse precisamente fare, di quali programmi dovesse esattamente farsi carico. Non era facile per le gerarchie ecclesiastiche indi­viduare con chiarezza un ruolo di responsabilità ecclesiale del laicato in una Chiesa dominata a tutti i livelli dal clero. Ai laici si era spesso pensato unicamente come di coloro che dovevano applicare in campo sociale i princìpi su cui, nella Chiesa, erano istruiti dal clero.
Si è talora parlato di doppiezza dei cattolici italiani durante la prima guerra mondiale, ed il ricorso a termini quali opportunismo e ambi­guità non è stato raro per definirne gli atteggiamenti. 42> Di certo il mondo cattolico italiano nel 1915-18 non offre un quadro di scelte limpide e coerenti con la propria tradizione. Le nazionalistiche fughe in avanti della borghesia cattolica potrebbero sembrare espressione di una solidarietà di classe (oltre che di una comune cultura borghese), che si realizza però contestualmente agli appelli pacifisti del papa, i quali ultimi potrebbero sembrare operando una certa forzatura un espediente per scindere le responsabilità della Chiesa dai massacri di milioni di uomini soprattutto delle classi subalterne. Parimenti potrebbe dirsi per la solidarietà pastorale del clero italiano delle campagne con i loro fedeli avversi alla guerra, che si coniugava tuttavia con frequenti richiami ad evitare ribellioni e sovversivismi e a rispettare fino alle estreme conseguenze la volontà dell'autorità costituita.
La realtà delle profonde divisioni in campo cattolico, ampiamente rico­nosciuta del resto anche da coloro che si soffermano sulla doppiezza dei cattolici (è il caso di Alatri, che ritiene lo schieramento cattolico di fronte alla guerra vario e ricco di sfumature, assai più di quello di altre correnti di opinione o di altri partiti politici italiani 43>), può aiutare a comprendere meglio la questione. Il giudizio sui cosiddetti due volti dei cattolici nel 1915-18, sui loro complessi equilibrismi ideologici e pratici di fronte alla guerra, deve perdere la connotazione di un giudizio negativo, per essere di nuovo verificato nella realtà storica degli anni di guerra.
Non credo che costituisca problema per nessuno il riconoscere, nelle posizioni dei cattolici, il peso spesso determinante dell'appartenenza all'una o all'altra classe sociale. Questi condizionamenti sociali erano inoltre maggiori per il particolare momento attraversato dalla Chiesa in Italia: dopo il lace­rante ripiegamento culturale del pontificato di Pio X e mentre si ricercavano nuove vie nel rapporto tra il laicato e la vita pubblica, i valori comuni della coscienza religiosa e l'autorità unificante del magistero sembrano meno
41) cfr. VENERUSO, L'azione cattolica italiana,., cit.
42) SÌ veda la rassegna di PAOLO ALATRI, La prima guerra mondiale netta storiografia italiana dell'ultimo venticinquennio, in Belfagor, 1972 (5), pp. 559-595, e 1973 (1), pp. 53-96; sui cattolici cfr. in particolare le pp. 65-70 della seconda parte della rassegna. Si veda pure G. ROCHAT, L'Italia nella prima guerra mondiale, Milano, 1976, pp. 63-64.
43) ALATRI, art. cit., II parte, p. 67.