Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
anno <1986>   pagina <325>
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I cattolici nella prima guerra mondiale 325
e di una spiritualità da superuomini, questa massa viveva una mistica della pace fatta di preghiera, dì rassegnazione e speranza attiva nella volontà divina, di ex voto.52*
Studi più sistematici in questo senso si sono avuti solo sul finire degli anni settanta. Adottando una pur schematica distinzione, queste ricerche possono dividersi in due principali indirizzi d'indagine, che tra loro hanno però continue intersezioni. Il primo ha teso più specificamente all'analisi dei processi culturali interni al vasto mondo cattolico, sia nelle sue corre­lazioni con l'universo culturale dominante della borghesia, sia nelle varie forme di acculturazione di cui le masse (anche spesso non cattoliche, si pensi ai soldati non credenti obbligati ad assistere inquadrati ai discorsi dei cappellani militari) erano oggetto, ad esempio, da parte della predicazione del clero o della multiforme stampa cattolica. Il secondo indirizzo è quello volto a scavare più nella vita sociale e quotidiana, nel paese o al fronte, attraverso ogni documento utile per ricostruire l'universo popolare, le rea­zioni dei singoli e dei vari strati sociali di fronte alla guerra. A fianco di una rilettura di fonti per così dire tradizionali, riguardanti i vari facitori di cultura per il mondo popolare, e in primo luogo il clero, sono stati utiliz­zati altri materiali meno usuali, come documentazione scritta in italiano popolare o testimonianze orali.
Più in generale intendo qui riferirmi alla corrente di studi revisionista della tradizionale storiografia sulla Grande guerra, che alla ricerca sul 1915-18 si è accostata con l'intenzione di meglio comprendere il rapporto tra la guerra e le varie componenti sociali del paese, evitando di fermarsi all'analisi delle maggiori vicende politiche ed operando quel passaggio dallo studio del paese legale al paese reale già affrontato, per altri aspetti della storia dell'Italia imita, dalla storiografìa di ispirazione gramsciana e cattolica dei primi anni cinquanta.
Da una storiografia dei vertici politici, militari e istituzionali che Rochat ha definito in senso lato patriottica , la quale dapprima ha a lungo accreditato la versione di una sentita partecipazione popolare alla guerra e poi, una volta riconosciute le ombre di Caporetto sullo sfondo della luce di Vittorio Veneto, ha sostanzialmente interpretato il ruolo bellico delle masse popolari come oggetti inerti e fatalmente disponibili alle deci­sioni della classe dirigente, si è passati ad una rinnovata considerazione storica di tutte le componenti della società italiana nel 1915-18, che non precludesse ad alcuna l'essere soggetto significativo nel dramma della guerra. Mettendo a fuoco gli atteggiamenti di opposizione alla guerra oppure i meccanismi, la propaganda, gli espedienti usati per creare consenso alla guerra tra coloro che le erano ostili, anziché soffermarsi sugli assetti istitu­zionali e gerarchici, si sono inevitabilmente incontrate la presenza e l'azione della Chiesa, del movimento cattolico, delle masse cattoliche.
Non si può dire tuttavia che le ricerche di questa nuova fase degli studi sulla Grande guerra siano state omogenee, se si eccettua la comune intenzione di scrivere soprattutto dal basso la storia degli italiani e
52) Cfr. ivi, PP. 185-201.
53) Si veda la rassegna di Giorgio Rochat (op. cìt.), che insiste particolarmente tu questa interpretazione.