Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
anno <1986>   pagina <326>
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326 Roberto Morozzo della Rocca
quindi anche dei cattolici in questi anni cruciali. In relazione alle diverse matrici e aree ideologiche di appartenenza degli studiosi, molto differenti sono state le ricostruzioni dei vari aspetti della storia dei cattolici nel 1915-18, sicché è assai arduo, se non improponibile, parlare di una nuova storia dei cattolici nella Grande guerra. È lecito invece riferirsi ad un indirizzo storiografico che affronta il mondo cattolico a tutto tondo, pren­dendo in considerazione figure e protagonisti finora solo lambiti dagli studi, come il prete di campagna o il prete-soldato, il devoto nel paese o il fante cattolico al fronte, oppure ponendo interrogativi nuovi nel confronto tra i cattolici e la più generale situazione del paese. Quest'ultimo è il caso di quelle ipotesi di ricerca per cui la complessità del mondo cattolico è stata filtrata attraverso la griglia del dissenso o del consenso verso la guerra, per verificare quanto i cattolici fossero neutralisti e pacifisti o viceversa appoggiassero il bellicismo patriottico delle autorità civili e militari, ed in che misura questi atteggiamenti avessero un peso nel paese e collegamenti con altre aree della società italiana.
Fra i promotori di questa rivisitazione dal basso della guerra è Mario Isnenghi, con i suoi studi sugli intellettuali e la cultura nel periodo bellico. È nota la povertà del contributo di scrittori cattolici alla letteratura e alla vita culturale italiana in questi anni, ed infatti nei primi lavori di Isnenghi, degli anni sessanta, non v'è quasi cenno ad autori cattolici. Fanno eccezione ne II mito della Grande guerra, alcune pagine su p. Gemelli, colto tuttavia più nella veste di ideologo e psicologo al servizio del Comando supremo di Cadorna che come intellettuale rappresentativo del mondo cattolico.5*) Approfondendo lo studio delle masse popolari nella guerra, osservate attra­verso le fonti di chi, colto, di queste masse parlava o ad esse si rivolgeva, Isnenghi ha progressivamente rilevato la presenza dell'iniziativa cattolica come fattore decisivo di mediazione culturale e politica tra le classi dirigenti e i ceti popolari. In due suoi contributi del 1976 e 1977 figurano così consi­derazioni sui rituali celebrativi della guerra messi in opera dopo la sua conclusione con il concorso determinante dei cattolici (dalle liturgie comme­morative ai monumenti ai caduti) grazie al perfezionamento di un linguaggio religioso-patriottico già coniato in parte durante le ostilità, e sul sostegno offerto dai cattolici alla propaganda di guerra o almeno all'accettazione popolare della guerra durante il suo svolgimento, con notevoli iniziative di base (come le Case del Soldato) o con la varia stampa per le trincee.55)
L'inserzione dei cattolici nella propaganda di guerra un tema anche esso trascurato dagli studi fino alla metà degli anni settanta ha costituito un'ipotesi di lavoro ricorrente di ricerche che in particolare hanno preso in considerazione la gran quantità di pubblicazioni cattoliche, periodiche e occasionali, che negli anni di guerra erano diffuse negli ambienti popolari. Si sono così quantificati e utilizzati, per quanto possibile, giornali e foglietti
54) cfr. M. ISNENGHI, // mito della grande guerra da Marinetti a Malaparte, Bari, 1970, pp. 258-267.
55) Cfr. M. ISNENGHI, Giornali di trincea (.1915-1918), Torino, 1977, pp. 12-25, 216-227, e to., Alle origini del 18 aprite. Miti, riti, mass media, in La Democrazia Cristiana dal fascismo al 18 aprile (materiali tratti da un convegno dell'Istituto Gramsci del Veneto del dicembre 1976), a cura di MARIO ISNENGHI e SILVIO LANARO, Venezia, 1978, pp. 277-344.