Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
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1986
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I cattolici nella prima guerra mondiale 327
per i soldati, le varie pubblicazioni a carattere locale, materiali a stampa ignorati generalmente dalle indagini tradizionali sulle fonte edite, che privilegiavano i quotidiani o le riviste di cultura. Da questa base documentaria, oltre che da diversa documentazione inedita, hanno attinto i lavori di Franzina sui contadini e i parroci veneti di fronte alla guerra 1 o i miei sul clero militare.57) Da un interesse per questo tipo di fonti muove pure un contributo di Andrea Fava, studioso della propaganda di guerra, in cui si rintraccia il primo tentativo ufficiale di coinvolgimento delle autorità ecclesiastiche in una propaganda aperta della guerra italiana da parte delle autorità civili.58) È la vicenda che a Padova, nella primavera-estate del 1915, fa da sfondo all'uscita di un opuscolo con brani di pastorali e discorsi accesamente patriottici di alcuni vescovi italiani. L'opuscolo è assimilabile, se non nel contenuto in senso stretto, almeno nel tipo di intervento propagandistico, a numerosi altri successivi. Ricostruendo nitidamente la storia ambigua di una pubblicazione patriottico-religiosa destinata ad un largo consumo di massa, Fava ha fornito uno spaccato significativo del problema dell'utilizzo dei cattolici o quantomeno di suggestioni religiose per la propaganda bellica.
Poiché l'obiettivo della propaganda era essenzialmente il coinvolgimento patriottico dei ceti popolari, le indagini si sono indirizzate solo marginalmente verso i dirigenti laici del movimento cattolico, un'elite scarsamente influente sugli orientamenti popolari, e si sono prevalentemente rivolte al clero, più direttamente a contatto con le popolazioni ed i soldati. Da qui le ricerche sul clero militare e sul clero nel paese, che hanno nel complesso indicato a mio avviso una partecipazione riflessa e per così dire indiretta del clero al clima di mobilitazione bellica e patriottica che dominava certi settori della società italiana.
Fra il clero militare, i cappellani militari si distinguevano indubbiamente per il loro ardore patriottico, talora bellicista. Essi rappresentavano però una minoranza, essendo circa 2.400 a fronte degli oltre 22.000 preti-soldati, che vissero la guerra come la massa degli altri semplici soldati, senza aderirvi idealmente e sperando con ansia nel rapido ritorno alla pace. Per formazione, tuttavia, i preti-soldati erano di condotta disciplinata e ubbidiente, e più dei loro compagni di trincea avevano radicato il senso dell'autorità: favorivano così l'ordine e la rassegnata accettazione della vita militare.
Più complessa è risultata una valutazione della condotta del clero nel paese. Bruti Liberati, nella sua ricerca al riguardo,59) presenta un arco di atteggiamenti del clero molto ampio. Il clero urbano avrebbe reagito alla guerra differentemente da quello rurale; il clero di zone a tradizione intran-
56) cfr. E. FRANZINA, Lettere contadine e diari di parroci di fronte alla prima guerra mondiale, in Operai e contadini... clt., pp. 104-154.
57) Cfr. ROBERTO MOROZZO DELLA ROCCA, La fede e la guerra. Cappellani militari e preti-soldati (1915-1919), Roma, 1980.
58) Si trotta di / vescovi italiani e II governo Salandra: un episodio di propaganda di guerra nel giugno 1915, pubblicato da ANDREA FAVA in Chièsa e società dal secolo IV ai nostri giorni. Studi storici in onore di p. llarino da Milano, voi. 31 della collana Italia sacra, Roma. 1979, pp. 581-613.
59) Cfr. L. BRUTI LIBERATI, II clero italiano... clt.